Diete a più alto contenuto proteico danno maggiore protezione nei confronti di fattori di rischio cardiometabolico rispetto a quelle con apporto inferiore di proteine. Questi i risultati di una metanalisi da poco pubblicata su Atherosclerosis, che ha preso in esame 54 studi clinici randomizzati, per un totale di 4.344 partecipanti (65% donne, età media: 46±10 anni, Bmi medio: 33±3 kg/m2), con una durata media di 18 settimane.

Con l’obiettivo di fornire raccomandazioni basate sull’evidenza rispetto all'efficacia antinfiammatoria dei nutraceutici per la profilassi del rischio cardiovascolare, l’International lipid expert panel ha pubblicato nei giorni scorsi su Progress in cardiovascular diseases una review della letteratura che si configura come il primo position paper sull’argomento a disposizione di clinici e ricercatori. Ne abbiamo parlato con Massimiliano Ruscica, docente di Patologia generale all’Università degli Studi di Milano, e prima firma del lavoro.

Mangiare regolarmente prugne secche può migliorare una serie di marker di rischio cardiovascolare, aumentando la capacità antiossidante e riducendo l'infiammazione nelle donne sane in menopausa. Questi i risultati di uno studio da poco pubblicato sul Journal of Medicinal Food, coordinato da Shirin Hooshmand, docente di Nutrizione alla San Diego State University.

Con l’impiego di Omega-3 aumenta il rischio di fibrillazione atriale (Fa) nei pazienti dislipidemici o già cardiopatici. Questo il responso di una metanalisi di trial clinici randomizzati pubblicata nei giorni scorsi sull’European heart journal - Cardiovascular pharmacotherapy, rivista della Società europea di cardiologia.

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