Disturbi alimentari: ecco la prima mappa dei centri Ssn in Italia

26 Gennaio 2022

Un centinaio di strutture per un totale di circa mille professionisti e 8 mila utenti assistiti. Questa la fotografia che emerge dalla prima mappatura dei centri Ssn per la cura dei Disturbi alimentari (Dca) realizzata dall’Istituto superiore di sanità e presentata pubblicamente nei giorni scorsi.

Un lavoro reso possibile grazie a una piattaforma online, interattiva e aggiornabile in tempo reale, dove sono censiti tutti i centri dedicati alla cura dei Dca, un risultato raggiunto attraverso il progetto Manual che il ministero della Salute ha affidato al Centro nazionale dipendenze e doping dell’Iss.

Si tratta del primo censimento in Italia dei servizi ambulatoriali, residenziali e semi-residenziali appartenenti al Servizio sanitario nazionale che, da quest’anno, coinvolgerà anche le strutture del privato accreditato.

Al 31 dicembre 2021 la mappatura contava 91 strutture su tutto il territorio nazionale: 48 centri al Nord (di cui 16 in Emilia-Romagna), 14 al Centro Italia e 29 tra Sud e Isole.

Sono 963 i professionisti che lavorano nei centri, tutti formati e aggiornati: soprattutto psicologi (24%), psichiatri o neuropsichiatri infantili (17%), infermieri (14%) e dietisti (11%). Sono inoltre presenti educatori professionali (8%), medici di area internistica e pediatri (5%), medici specialisti in nutrizione clinica e scienza dell'alimentazione (5%), tecnici della riabilitazione psichiatrica (3%), assistenti sociali (2%) e, infine, fisioterapisti (1%) e operatori della riabilitazione motoria (1%).

Il censimento consente anche di conoscere informazioni relative agli assistiti.  Risultano in carico al 65% dei Centri censiti oltre 8 mila utenti: poco meno di tremila da più di 5 anni. Soltanto nell’ultimo anno di riferimento (2020) hanno effettuato una prima visita circa 4.700 pazienti.

L’utenza è prevalentemente di genere femminile (90% vs 10% di maschi).  Il 59% degli utenti ha tra i 13 e 25 anni di età, il 6% meno di 12 anni.  L’anoressia è la diagnosi più frequente, nel 42,3% dei casi, seguita da bulimia (18,2%) e il disturbo di binge eating (14,6%). Lo strumento diagnostico più utilizzato è il DSM5, nell’87% dei casi.

I percorsi offerti all’utenza vedono l’integrazione di diverse tipologie di intervento: psicoterapeutico (100%), psicoeducativo (99%), nutrizionale (99%), farmacoterapico (99%), di monitoraggio della condizione psichico-fisico-nutrizionale (99%) e di abilitazione o riabilitazione fisica e sociale (62%). Gli interventi psicoterapeutici comprendono approcci individuali (98%), familiari (78%) e di gruppo (66%), spesso co-presenti.

L’accesso presso i servizi avviene solitamente in modalità diretta, su richiesta del paziente (83%). Le prestazioni vengono generalmente erogate dietro pagamento del ticket sanitario (78%) ma possono essere fornite anche gratuitamente (29%) o essere erogate in regime di intramoenia (9%). Quasi tutti i Servizi censiti rilevano l’esordio della patologia (98%), il tempo trascorso tra l’esordio e la presa in carico del paziente (97%) ed eventuali trattamenti pregressi (98%).

I Centri censiti propongono percorsi terapeutici multimodali, i livelli di assistenza sono a carattere prevalentemente ambulatoriale di tipo specialistico (92%) ma anche intensivi ambulatoriali o semiresidenziali (62%), mentre la riabilitazione intensiva residenziale è offerta nel 17% delle strutture.

“Il progetto nasce con lo scopo di offrire ai cittadini affetti da tali patologie, alle loro famiglie e agli operatori sanitari che se ne occupano una mappa delle risorse presenti sul territorio e della loro offerta assistenziale, per facilitarne conoscenza ed accesso”, dice Roberta Pacifici, responsabile del Centro nazionale dipendenze e doping dell’Iss.

L’emergenza pandemica, inoltre, ha avuto effetti pesanti sulle persone che soffrono di tali disturbi amplificando la problematica nel suo insieme per una serie di concause.

“Il contesto emergenziale non ha, però, fermato la lotta ai Dca”, prosegue Pacifici. “Un simile scenario ha sollecitato un forte ed efficace impegno comune per indirizzare le strategie politiche e di intervento pubblico verso nuove forme di governance. Per questo motivo, consapevoli degli ulteriori disagi che tale emergenza sanitaria ha causato ai pazienti e ai loro familiari, il ministero della Salute e l’Istituto superiore di sanità hanno ritenuto più che mai di fondamentale importanza la disponibilità di un primo riferimento e, a tal fine, hanno fortemente sostenuto la mappatura territoriale dei Centri dedicati alla cura dei Dca al fine di garantire ai cittadini affetti da tali patologie e alle loro famiglie i migliori livelli di accesso e appropriatezza dell'intervento”.

Nicola Miglino

 

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