A fare la differenza nella risposta alla vitamina C in caso di infezioni virali, piuttosto che di altri quadri patologici, potrebbe essere la disponibilità della proteina di trasposto intracellulare. L’ipotesi viene suggerita in una pubblicazione su Aging and Disease da un gruppo di ricercatori del Medical College of Georgia Center for Healthy Aging, che hanno preso in esame i dati oggi disponibili sull’impiego di alte dosi di vitamina C Iv (fino a 10 volte quella raccomandata di 65-90 mg/die) in diversi ambiti clinici con l’idea di comprendere se vi siano basi razionali per un impiego contro Covid-19.
Si susseguono pubblicazioni sul ruolo della vitamina D in caso di Covid-19. L’ultima, su Clinical Nutrition, riguarda uno studio osservazionale, prospettico, condotto presso l’Ospedale San Matteo di Pavia, tra i centri di riferimento Covid lombardi.
Inopportuna e scorretta. Questo il giudizio che l’Istituto per l’autodisciplina pubblicitaria (Iap) ha riservato alla comunicazione “Lattoferrina l’alleato naturale contro il coronavirus”, relativa all’integratore alimentare “Lattoferrina 200 immuno”, pubblicata sul Corriere della Sera del 28 ottobre 2020.
La diffusione di uno stile di vita occidentale, sedentario e con cattive abitudini alimentari, quali il consumo elevato di cibi ad alto indice glicemico e ricchi di leucina, grassi e proteine di origine animale, può peggiorare i sintomi della dermatite atopica, malattia infiammatoria cronica della pelle che si associa ad aumentato rischio di allergie alimentari, asma, rinite allergica, e altre patologie immuno-mediate.