Alimenti vegetali, Sinu: non tutto quel che è verde è sano

12 Giugno 2023

Non tutti gli alimenti vegetali sono ugualmente salutari. A segnalarlo, la Società italiana di nutrizione umana (Sinu) nel corso del suo congresso annuale svoltosi nei giorni scorsi ad Arezzo, durante il quale sono stati presentati i risultati di due studi su invecchiamento biologico e su salute cardiometabolica nelle donne con tumore al seno.

Nel primo caso, si tratta di una ricerca che ha analizzato dati relativi a oltre 4 mila persone reclutate nello studio Moli-sani (2005-2010), per le quali è stato costruito un modello alimentare pro-vegetariano, assegnando punteggi positivi ai cibi vegetali e punteggi negativi ai cibi di origine animale. Contestualmente, sono stati realizzati due modelli alimentari pro-vegetariani sia salutari che non salutari, distinguendo tra alimenti vegetali sani quali, per esempio, frutta, verdura e legumi e meno salutari, come succhi di frutta, patate, bevande zuccherate e correlandone il consumo con un indice di invecchiamento biologico, calcolato utilizzando un algoritmo di machine learning, che ha preso in considerazione oltre trenta biomarcatori. I risultati indicano che un pattern alimentare basato prevalentemente sul consumo di alimenti vegetali salutari si associa a un rallentamento dell’invecchiamento, mentre il consumo di un'ampia quota di cibi vegetali non salutari e per lo più altamente trasformati è associato a un’accelerazione.

Le differenti diete pro-vegetariane sono anche al centro di una ricerca a firma dell’Istituto nazionale tumori Irccs “Fondazione Giovanni Pascale” di Napoli. In questo studio italiano randomizzato e multicentrico di trattamento lifestyle in più di 500 donne con nuova diagnosi di cancro del seno, è stata analizzata la dieta tramite i diari alimentari di sette giorni e le misure di peso, girovita, pressione arteriosa e valori ematici di colesterolo e glicemia al basale. Le analisi dei dati prima dell’intervento dei ricercatori ha trovato che una dieta vegetariana meno sana, ovvero ricca di prodotti quali bevande zuccherate, succhi di frutta commerciali, dolciumi, patate e cereali molto raffinati come pane e riso bianco, erano associati a valori sopra la soglia di rischio per la colesterolemia (c-Ldl sopra a 116 mg/dl), il controllo della glicemia (HbA1c sopra a 6%), il peso corporeo (Bmi sopra a 25 kg/m2) e la circonferenza vita sopra a 88 cm, che è indice di accumulo eccessivo di tessuto grasso sull’addome, causa principale delle malattie del metabolismo come il diabete e fattore di rischio delle recidive tumorali. Al contrario, chi consumava una dieta prevalentemente vegetariana ma sana, ovvero che include principalmente verdura e frutta fresca, legumi, granaglie integrali, noci/mandorle e oli vegetali, aveva un peso corporeo e girovita sotto la soglia di rischio. Aggiungendo la pasta bianca tra i cibi vegetariani sani non cambiavano i risultati e questo suggerisce che consumarla nel contesto di una dieta sana non sembra impattare negativamente su peso e girovita.

“Nutrizione, salute e sostenibilità sono sempre più correlati per gli italiani che, attenti al benessere personale, familiare e del pianeta, sono orientati verso scelte alimentari più consapevoli”, commenta Sinu in una nota. “Negli ultimi tempi, è aumentata la tendenza ad adottare regimi alimentari semi-vegetariani, conosciuti anche come flexitariani che, a differenza della dieta vegetariana e vegana, prediligono alimenti vegetali, ma ammettono il consumo di carne, pesce e derivati animali, anche se in quantità limitate. Quali che siano le motivazioni, etiche, ambientali e di salute, l’aumento dei vegetariani, dei vegani e dei flexitariani ha generato l’interesse da parte della comunità scientifica internazionale che da alcuni anni è impegnata a capire quali effetti sulla salute possono avere questi stili alimentari. Frutta, verdura, legumi e olio d’oliva devono vedersela con una serie di cibi che, per quanto siano di origine vegetale, non sono certo equiparabili in termini di valore nutrizionale. È il caso di succhi di frutta commerciali, bevande zuccherate e di dolci e biscotti. I risultati di questi due studi supportano la necessità di differenziare gli alimenti vegetali, prediligendo l’assunzione di quelli più salutari”.

 

 

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