Il consiglio dietetico più prescritto nella dispepsia funzionale - pasti piccoli, pochi grassi, niente caffè né spezie - è anche quello che oggi appare meno sostenuto dalle evidenze, soprattutto nella sindrome da distress postprandiale (Pds), che rappresenta circa l'80% dei casi. Negli ultimi mesi diversi lavori hanno rimesso in discussione le principali strategie dietetiche, riordinandole per livello di evidenza e plausibilità biologica.
Un cuore sano deve essere in grado di adattare continuamente il proprio metabolismo alle diverse richieste energetiche, utilizzando in modo flessibile grassi, glucosio, lattato, corpi chetonici e aminoacidi. È da questa premessa che prende le mosse un recente lavoro pubblicato su Nutrients, dedicato al rapporto tra metabolismo cardiaco, alimentazione e salute cardiovascolare. Lo studio approfondisce l'impatto dei modelli alimentari, del digiuno e del timing dei pasti, ma anche il ruolo dell'asse intestino-cuore e dei metaboliti prodotti dal microbiota.
La carenza di vitamina B1, o tiamina, potrebbe essere meno conosciuta e monitorata in Europa di quanto si pensi. Non perché esistano prove di una diffusa carenza nella popolazione generale, ma, al contrario, perché mancano studi rappresentativi sufficienti per stabilirne la reale prevalenza. Questa la principale conclusione di una revisione sistematica pubblicata sul Journal of health, population and nutrition.
Non più soltanto prevenzione, ma una vera componente della terapia. È il ruolo che la nutrizione sta assumendo sempre più nella gastroenterologia pediatrica, dalla steatosi epatica associata all'obesità alle malattie infiammatorie croniche intestinali. Al XXXIII Congresso nazionale Sigenp (Società italiana di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica), tenutosi di recente a Genova, il focus è stato sulla possibilità di intervenire attraverso alimentazione e strategie nutrizionali per modificare il decorso della malattia già in età evolutiva.