Gli alimenti ultra-processati sono sempre più presenti sulle tavole degli italiani, ma il loro consumo abituale potrebbe avere conseguenze rilevanti sulla salute dell'apparato digerente. È il messaggio lanciato dalla Società italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva (Sige), che nei giorni scorsi ha presentato alla Camera dei Deputati una revisione delle più recenti evidenze scientifiche sul tema. Il lavoro confluirà entro la fine dell'anno in un position paper della società scientifica.
Negli ultimi anni, la ricerca oncologica ha identificato un nuovo, fondamentale protagonista all'interno del microambiente dei tumori: il microbiota. Non si tratta più solo di studiare i microrganismi che popolano il nostro intestino, ma di comprendere la complessa comunità di batteri, funghi e virus che risiedono direttamente all’interno dei tessuti cancerosi. Un recente articolo di consenso internazionale pubblicato sulla prestigiosa rivista Cancer Cell ha riunito istituzioni globali per fare chiarezza su questo tema, vedendo tra i protagonisti Maria Rescigno, docente di Patologia generale di Humanitas University e responsabile del laboratorio di Immunologia delle mucose e microbiota dell’Irccs Istituto Clinico Humanitas, nonché direttrice scientifica del CeMM Research center for molecular medicine of the Austrian academy of science di Vienna. Coautore del lavoro è, inoltre, Luca Tiraboschi, ricercatore del laboratorio di Immunologia delle Mucose e Microbiota di Humanitas.
L’uso nella pratica clinica di integratori alimentari orali che forniscono energia, proteine, macronutrienti e micronutrienti sono raccomandati per aiutare a raggiungere gli obiettivi nutrizionali nei pazienti oncologici, in particolare in quelli più a rischio di andare incontro a malnutrizione o che già hanno perso peso prima di iniziare le terapie.
Una recente review, pubblicata su Nutrients, ha preso in esame i potenziali effetti antitumorali di interventi dietetici quali la restrizione calorica (CR), la dieta mima-digiuno (FMD) e il digiuno intermittente (IF), attraverso la modulazione di vie metaboliche chiave e il loro impatto sulle cellule staminali e sul microbiota. A parlarcene, Greta Caprara, del dipartimento di Oncologia Sperimentale dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano, prima firma dello studio.