D.ssa Ribaudi, qual è ruolo dell'alimentazione nelle Mici?
Svolge un ruolo cruciale, influenzando sia l'infiammazione che i sintomi clinici. La dieta occidentale, ricca di grassi saturi, alimenti ultra-processati, zuccheri raffinati e additivi, è stata associata a un aumento della permeabilità intestinale e a un'alterazione del microbiota, contribuendo alla progressione della malattia. Al contrario, modelli alimentari come la dieta mediterranea, caratterizzati da un elevato consumo di fibre solubili, acidi grassi mono e polinsaturi, e alimenti ricchi di polifenoli, hanno dimostrato effetti protettivi grazie alle loro proprietà antinfiammatorie e di modulazione del microbiota intestinale. L’alimentazione è quindi non solo uno strumento di supporto alla terapia farmacologica, ma può rappresentare un approccio complementare o alternativo, migliorando la qualità della vita e riducendo il rischio di recidive.
Quali sono le principali lacune di conoscenza nutrizionale riscontrate nei pazienti con Mici?
Diversi studi hanno evidenziato come i pazienti spesso manchino di informazioni accurate sulle strategie alimentari più appropriate, con una tendenza a basare le proprie scelte su esperienze personali piuttosto che su raccomandazioni basate sull’evidenza. Tra le principali lacune si riscontrano la scarsa comprensione del ruolo delle fibre, erroneamente percepite come dannose, e la tendenza ad adottare diete restrittive senza una supervisione professionale, aumentando il rischio di malnutrizione. Inoltre, il concetto di food literacy, ovvero la capacità di comprendere e applicare informazioni nutrizionali, è spesso carente, portando i pazienti a escludere alimenti importanti senza una reale necessità clinica.
Quali sono i cibi più comunemente evitati dai pazienti con Mici e perché?
I pazienti tendono ad evitare numerosi alimenti percepiti come scatenanti di sintomi, tra cui latticini, cibi piccanti, fritti, ricchi di grassi, alimenti con glutine e verdure ricche di fibra insolubile. Questo comportamento è spesso guidato da esperienze soggettive piuttosto che da raccomandazioni scientifiche, portando a restrizioni alimentari e a un aumento del rischio di carenze nutrizionali. Il consumo di latticini, ad esempio, viene evitato per timore di intolleranza al lattosio, sebbene solo una parte dei pazienti ne sia realmente intollerante. Anche il glutine è spesso escluso senza una diagnosi di celiachia o sensibilità al glutine non celiaca, riflettendo una diffusa disinformazione sull'alimentazione nelle Mici.
In che modo le carenze di micronutrienti sono prevalenti e quali sono le più comuni?
Si tratta di carenze molto frequenti a causa di un ridotto apporto alimentare, malassorbimento, aumentata perdita intestinale e interazioni con i farmaci. Tra le carenze più frequenti vi sono quelle di ferro, vitamina B12, vitamina D, zinco e folati. L’anemia da carenza di ferro è la più diffusa, dovuta alla perdita di sangue intestinale e alla ridotta capacità di assorbimento. La carenza di vitamina D è associata a una maggiore attività infiammatoria, mentre la vitamina B12 risulta spesso ridotta nei pazienti con resezioni intestinali. L’identificazione e il trattamento precoce di queste carenze sono fondamentali per prevenire complicanze a lungo termine.
Quali tipi di interventi nutrizionali cognitivo/comportamentali si sono dimostrati efficaci nel migliorare la gestione delle Mici?
Sicuramente quelli che combinano educazione alimentare personalizzata, counseling nutrizionale e supporto psicologico. Programmi di educazione nutrizionale individuali o di gruppo hanno dimostrato di migliorare la consapevolezza dei pazienti sulle scelte alimentari, riducendo le restrizioni inutili e migliorando la qualità della vita. Strategie che incoraggiano il mindful eating e la gestione dello stress, spesso associato all’aggravamento dei sintomi, hanno evidenziato benefici nel controllo della malattia. Tuttavia, questi interventi non sono ancora implementati in modo uniforme nella pratica clinica.
Quali approcci dietetici specifici sono stati studiati?
Sono diversi, con risultati variabili a seconda del tipo di malattia e della fase, attiva o di remissione. La dieta mediterranea ha mostrato effetti benefici nel ridurre l’infiammazione e migliorare la qualità della vita. La nutrizione enterale esclusiva è efficace nell’indurre la remissione nel morbo di Crohn, mentre la dieta a basso contenuto di FODMAP può ridurre i sintomi gastrointestinali nei pazienti con Mici e sindrome dell’intestino irritabile sovrapposta. Altri regimi, come la Crohn’s Disease Exclusion Diet e la dieta povera di carne rossa e processata, hanno mostrato effetti positivi sulla gestione dei sintomi. Tuttavia, la personalizzazione dell'approccio è essenziale per evitare carenze nutrizionali.
Qual è il ruolo dei professionisti sanitari nella gestione nutrizionale dei pazienti?
È fondamentale e richiede un approccio multidisciplinare. Gastroenterologi, dietisti e infermieri specializzati dovrebbero collaborare per fornire informazioni basate sull’evidenza, monitorare lo stato nutrizionale e prevenire carenze. I dietisti specializzati, in particolare, sono essenziali per guidare i pazienti nella scelta di diete adeguate senza restrizioni inutili, promuovendo il mantenimento di uno stato nutrizionale ottimale. L'integrazione di educazione alimentare nei percorsi di cura può ridurre il ricorso a diete autodeterminate e migliorare la qualità della vita. Tuttavia, l’accesso ai servizi nutrizionali specializzati rimane spesso limitato, evidenziando la necessità di implementare strategie per una migliore gestione nutrizionale nelle Mici.
Nicola Miglino
