Nutraceutici
- Ascophyllum nodosum e Fucus vesiculosus: alghe marine brune ricche di composti bioattivi come polifenoli, florotannini e fucoidani. Questi composti agiscono attraverso diversi meccanismi. In primo luogo, inibiscono gli enzimi digestivi dei carboidrati, α-amilasi e α-glucosidasi, rallentando l'assorbimento del glucosio. Inoltre, inibiscono gli enzimi epatici che producono glucosio e promuovono la produzione di glicogeno e l'assorbimento cellulare del glucosio. Infine, aumentano l'attività di enzimi come Ampk, Acc e Akt, che a loro volta aumentano la quantità di trasportatori di glucosio (Glut4) sulla membrana cellulare, migliorando l'assorbimento del glucosio. I risultati degli studi clinici sono misti. Alcuni hanno mostrato che queste alghe, prese da sole, non hanno un effetto significativo sui livelli di glucosio nel sangue, mentre altri hanno rilevato miglioramenti in alcuni parametri specifici, come l'indice di sensibilità all'insulina. Tuttavia, l'effetto sembra variare in base a fattori come l'etnia e il sesso. Diversamente, quando combinate con altri nutraceutici (come il cromo picolinato), sono stati osservati risultati più significativi nella riduzione della glicemia a digiuno e postprandiale.
- Banaba (Lagerstroemia speciosa): la pianta di Banaba deve i suoi effetti ipoglicemizzanti alla presenza di ellagitannini e acido corosolico, principalmente concentrati nelle foglie. Questi composti lavorano insieme per aiutare a ridurre i livelli di glucosio nel sangue attraverso diversi meccanismi, tra cui: il miglioramento dell'assorbimento cellulare del glucosio; la riduzione dell'idrolisi di amidi e saccarosio; l'inibizione dell'attività della protein chinasi A e la conseguente diminuzione della gluconeogenesi; l'aumento dell'attività della glucokinasi per promuovere la glicolisi; il miglioramento della sensibilità all'insulina attraverso l'attivazione dei recettori Ppar-γ e Ppar-α, oltre all'inibizione dell'enzima α-glucosidasi. Gli studi clinici hanno dimostrato che la Banaba, in particolare l'acido corosolico presente nelle sue foglie, è efficace nel ridurre i livelli di glucosio nel sangue, sia a digiuno che dopo i pasti. I risultati sono più consistenti quando l'estratto di Banaba è standardizzato per il contenuto di acido corosolico. Alcuni studi hanno anche dimostrato che la Banaba può ridurre l'HbA1c in soggetti prediabetici. L'efficacia aumenta quando combinata con altri nutraceutici come berberina, curcumina, inositolo e cromo picolinato.
- Berberina: è un alcaloide presente in diverse famiglie di piante, tra cui Annonaceae, Berberidaceae, Menispermaceae, Papaveraceae, Ranunculaceae e Rutaceae. Agisce attraverso vari meccanismi: ripristina le isole pancreatiche, migliorando la funzione delle cellule β e aumentando la sensibilità all'insulina; inibisce l'attività di α-amilasi e α-glucosidasi, riducendo l'assorbimento intestinale del glucosio; induce la glicolisi, stimolando l'assorbimento del glucosio grazie all'inibizione della funzione mitocondriale e attivando la via Ampk; sopprime la gluconeogenesi epatica, riducendo l'espressione dei geni gluconeogenici. Diversi studi clinici hanno dimostrato che la berberina è efficace nel ridurre la glicemia a digiuno, la glicemia postprandiale e l'emoglobina glicata, sia in pazienti con diabete di tipo 2 di nuova diagnosi, sia in pazienti con livelli di glucosio non adeguatamente controllati. Alcuni studi suggeriscono che la berberina abbia un'efficacia comparabile alla metformina nel controllo glicemico. Inoltre, la berberina è stata utilizzata in combinazione con altri nutraceutici, come la silimarina, con risultati positivi.
- Cannella (Cinnamomum cassia/burmannii): la cannella migliora la sensibilità all'insulina attraverso diversi meccanismi: stimola la localizzazione e l'espressione del trasportatore di glucosio Glut4; aumenta l'espressione del recettore dell'insulina e dei substrati del recettore dell'insulina; promuove l'attività di Akt e PI3K; potenzia l'attivazione di Ppar-α/γ. Gli studi clinici mostrano risultati contrastanti. Alcuni indicano una riduzione significativa della glicemia a digiuno e dell'emoglobina glicata con l'uso di cannella, mentre altri non riscontrano benefici significativi su questi parametri. In alcuni casi si evidenziano miglioramenti nell'insulino-resistenza e nella glicemia postprandiale. Questi risultati variabili possono dipendere dalle diverse specie di cannella utilizzate, dalle dosi, dalle durate degli studi, dalle caratteristiche dei pazienti e dalle modalità di somministrazione.
- Acido Gymnemico (Gymnema sylvestre): composto presente nelle foglie della Gymnema sylvestre. La sua azione ipoglicemizzante si basa su diversi meccanismi: si lega ai recettori delle papille gustative, bloccando la percezione del sapore dolce e quindi l'assorbimento dello zucchero. Inoltre, inibisce i trasportatori Na+/glucosio nell'intestino, riducendo l'assorbimento del glucosio. Infine, stimola la secrezione di insulina, favorisce il ripristino delle cellule β pancreatiche, aumenta l'attività di enzimi insulino-dipendenti e controlla l'attività dell'incretina, tutto ciò contribuendo alla riduzione della glicemia. Numerosi studi clinici hanno dimostrato l'efficacia degli estratti di Gymnema sylvestre nel ridurre i livelli di glucosio nel sangue in pazienti diabetici. Le ricerche hanno evidenziato una diminuzione della glicemia a digiuno, della glicemia postprandiale e dell'emoglobina glicata. Inoltre, alcuni studi hanno riportato un aumento dei livelli di insulina e un miglioramento della sensibilità insulinica.
- Ilex paraguariensis (yerba mate): la Ilex paraguariensis, o yerba mate, contiene polifenoli che hanno diverse azioni ipoglicemizzanti: stimolano il rilascio di insulina nel pancreas e la secrezione di incretine nell'intestino tenue. Attivano il trasporto del glucosio nel muscolo scheletrico tramite Ampk, stimolano la traslocazione di Glut4 e l'assorbimento del glucosio. Inoltre, sopprimono l'attività dell'α-glucosidasi, riducendo l'ingresso di glucosio nell'intestino e inibiscono la formazione di prodotti di glicazione avanzata (Age). I risultati degli studi clinici sull'effetto ipoglicemizzante della Ilex paraguariensis sono contrastanti. Alcuni hanno mostrato una riduzione della glicemia a digiuno e dell'HbA1c, specialmente in pazienti con diabete di tipo 2, mentre altri non hanno riscontrato variazioni significative. La dose e la preparazione (per esempio, tè mate, estratto) sembrano influenzare i risultati. È importante sottolineare che l'efficacia può variare a seconda del paziente e delle condizioni di salute sottostanti.
- Morus (Gelso): le specie del genere Morus, come il gelso bianco, contengono alcaloidi come la 1-deoxynojirimicina (Dnj) che imitano lo zucchero e hanno un'azione ipoglicemizzante. I meccanismi includono la riduzione dell'assorbimento del glucosio nell'intestino attraverso la soppressione dell'α-glucosidasi e la regolazione dei trasportatori Sglt1 e Glut. Aumentano, inoltre, la sensibilità all'insulina stimolando la via di segnalazione PI3K/Akt e inibiscono gli enzimi gluconeogenetici, mentre attivano gli enzimi glicolitici. Diversi studi clinici hanno mostrato che gli estratti di Morus possono ridurre la glicemia postprandiale e l'insulina, oltre a migliorare altri parametri come l'emoglobina glicata. Molti studi sono stati condotti con estratti ricchi in Dnj. I risultati mostrano che il gelso può avere un ruolo nella gestione del diabete di tipo 2 e della glicemia alterata, ma anche in questo caso, la dose, la durata del trattamento e la formulazione sono fattori che influenzano l'efficacia.
- Momordica charantia (Melone amaro): La Momordica charantia, o melone amaro, contiene diversi composti bioattivi come charantina e polipeptide-P che hanno un'azione ipoglicemizzante. Questi composti aumentano l'assorbimento del glucosio nei tessuti periferici, stimolano la secrezione di insulina e la sensibilità all'insulina, inibiscono gli enzimi gluconeogenetici, promuovono l'attività degli enzimi glicolitici e inibiscono l'attività di α-glucosidasi e disaccaridasi, riducendo così l'assorbimento del glucosio nell'intestino. Favoriscono, inoltre, il recupero delle cellule β pancreatiche danneggiate. Gli studi clinici sulla Momordica charantia hanno riportato risultati variabili. Alcuni mostrano una significativa riduzione della glicemia postprandiale e a digiuno, dell'HbA1c e un miglioramento della sensibilità insulinica. Altri, tuttavia, non hanno riscontrato variazioni significative o hanno evidenziato una minore efficacia rispetto ai farmaci tradizionali. La dose, la forma di somministrazione (succo, estratto, polvere) e la durata del trattamento sembrano influenzare i risultati.
- Olea europaea (Olivo): ricco di composti bioattivi, tra cui polifenoli, oleuropeina, idrossitirosolo, tirosolo, ligstroside, lignani e flavonoidi. Ci sono diversi studi clinici che hanno esplorato gli effetti ipoglicemizzanti dell'olivo e dei suoi estratti. Questi studi hanno utilizzato diversi tipi di preparati, come l'estratto di foglie di olivo, olio extra vergine di oliva ad alto contenuto di polifenoli, infusi di foglie di olivo e combinazioni di estratti di olivo con altri ingredienti. I risultati hanno spesso indicato una riduzione dei livelli di glucosio a digiuno, dell'emoglobina glicata e un miglioramento della sensibilità all'insulina.
Integratori
- Acido Alfa-Lipoico: potente antiossidante che può migliorare il metabolismo del glucosio e l'attività dell'insulina. Gli studi evidenziano una riduzione significativa di Fpg, insulina e Homa-IR in pazienti con T2Dm.
- Omega-3: effetti ipoglicemizzanti non completamente compresi, ma si ritiene che migliorino la sensibilità all'insulina. I risultati degli studi sono contrastanti. Alcuni studi hanno mostrato un aumento della Fpg, mentre altri una riduzione e altri ancora nessun effetto. Ad alti dosaggi si evidenzia una riduzione di Fpg e Homa-Ir a lungo termine in pazienti con Ifg/Igt e un miglioramento della sensibilità all'insulina in pazienti con dislipidemia.
- Aminoacidi essenziali: modulano l'omeostasi del glucosio attraverso meccanismi insulino-tropici e non insulino-tropici. Negli studi, L-arginina ha migliorato i livelli di insulina dopo Ogtt, con una riduzione dell'incidenza cumulativa di diabete nel lungo termine. Altri amminoacidi, come leucina, isoleucina e fenilalanina, hanno mostrato potenziali effetti ipoglicemizzanti in alcuni studi, principalmente sul glucosio post-prandiale, ma con risultati variabili.
Conclusioni
“I nutraceutici sono più efficaci quando sono integrati in uno stile di vita sano, che includa dieta equilibrata e attività fisica regolare”, sottolineano gli Autori. È importante considerare sempre una serie di precauzioni, prima di iniziare qualsiasi integrazione. Innanzitutto, affidarsi a un professionista sanitario. Seguire, poi, attentamente le indicazioni di dosaggio raccomandate, poiché dosi elevate potrebbero causare effetti collaterali. Scegliere prodotti di alta qualità e da fonti affidabili, poiché la composizione e la concentrazione di principi attivi possono variare notevolmente. Monitorare regolarmente la glicemia per valutare l'efficacia del trattamento e apportare eventuali aggiustamenti necessari. Fare attenzione alle possibili interazioni con farmaci o altri integratori”.
Nicola Miglino
