Addio al "pre-diabete": verso una nuova classificazione a stadi del diabete di tipo 2

11 Maggio 2026

Negli ultimi anni, il mondo della diabetologia sta assistendo a un cambiamento di paradigma fondamentale nel modo in cui viene concepita e gestita una delle malattie croniche più diffuse al mondo. La Società italiana di diabetologia (Sid) sta seguendo con estrema attenzione il dibattito scientifico internazionale, recentemente rilanciato dalla prestigiosa rivista The Lancet Diabetes & Endocrinology, che propone di superare ufficialmente il termine "pre-diabete". L'obiettivo è introdurre una classificazione basata su stadi, simile a quanto avviene in altre branche della medicina, per intervenire precocemente e cambiare il futuro dei pazienti.

Il concetto di "pre-diabete" è stato introdotto nel 2011 dall'American diabetes association per identificare una zona grigia tra la normalità e la malattia conclamata, con l'intento di stimolare cambiamenti nello stile di vita. Tuttavia, sottolinea Sid in una nota, definire questa fase come "pre" ha spesso portato a una banalizzazione del rischio e a un'inerzia clinica pericolosa. Le evidenze scientifiche dimostrano infatti che questa condizione non è un semplice "limbo", ma è già associata a un aumento significativo del rischio di malattie cardiovascolari, insufficienza renale cronica, demenza precoce e diverse forme di tumore, come quelli al colon-retto, alla mammella e al pancreas.

La classificazione in tre stadi

La nuova proposta descrive il diabete di tipo 2 come un processo continuo, legato al progressivo declino delle cellule beta pancreatiche e all'aumento dell'insulino-resistenza. La classificazione si articola in:

  • stadio 1 - soggetti con glicemia ancora nei limiti normali ma con un rischio aumentato di sviluppare "disglicemia", evidenziato da un lieve declino della funzione beta-cellulare (i valori che lo descrivono sono: glicemia a digiuno < 101 mg/dl; glicemia alla 1° ora nella curva da carico glucidico: < 155 mg/dl e alla 2° ora: 140 mg/dl; emoglobina glicata < 5,7%, TITR, Time in tight range, >90-95%);
  • stadio 2 - include soggetti con alterazioni glicemiche, oggi definite “disglicemia” o “pre-diabete” (i valori che lo descrivono sono: glicemia a digiuno: 101–124 mg/dl; glicemia a 1 ora dal carico glucidico: ≥ 155 mg/dl e a due ore: 140–198 mg/dl; emoglobina glicata 5,7-6,4%, TITR >80-90%), con ulteriore sotto-stadiazione tra progressione lenta (stadio 2a) e rapida (stadio 2b);
  • stadio 3 - rappresenta il diabete di tipo 2 conclamato, con valori di glicemia a digiuno pari o superiori a 126 mg/dl, glicemia a 1 ora nella curva da carico: 208.8 mg/dl e a due ore: > 200 mg/dl; emoglobina glicata ≥ 6,5%, TITR <80%.

Una rivoluzione clinica e culturale

“La proposta di superare il termine "pre-diabete" rappresenta un’opportunità concreta per anticipare la diagnosi e intervenire quando la malattia è ancora modificabile”, commenta Raffaella Buzzetti, presidente Sid. “È un cambiamento culturale, prima ancora che clinico: dobbiamo riconoscere che il diabete tipo 2 inizia molto prima della diagnosi tradizionale. Non si tratta solo di cambiare nome, ma di cambiare prospettiva: passare dal trattare una malattia conclamata al prevenirne la comparsa. Intervenire precocemente, con stili di vita adeguati e nuove strategie terapeutiche, significa preservare salute e qualità di vita, garantendo al contempo la sostenibilità del sistema sanitario. La Sid contribuirà attivamente per valutare l'impatto di questa rivoluzione sulla popolazione italiana”. (n.m.)

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