Si è tenuto a Bologna lo scorso weekend l’XI congresso nazionale della Sinut (Società italiana di nutraceutica). Abbiamo chiesto al presidente, Arrigo Cicero, di illustrarci le principali novità emerse durante l’assise e quali gli spunti di riflessione per lo sviluppo del settore. Urgono, un riconoscimento normativo moderno e funzionale e l’implementazione di studi clinici randomizzati di media-lunga durata.
Tra i protagonisti dell’XI Congresso nazionale Sinut (Società italiana di nutraceutica) tenutosi di recente a Bologna, Andrea Poli, presidente della Nutrition Foundation of Italy, ha proposto un interessante intervento su quale possa essere oggi un razionale che giustifichi l’impiego di integratori alimentari in un percorso di vita radicalmente cambiato negli ultimi cento anni: l’età media si è allungata, andando ben oltre il limite legato alla funzione riproduttiva della nostra specie e determinando così la comparsa di malattie croniche che richiedono apporti nutrizionali differenti e che aprono le porte a una possibile supplementazione.
Da circa dieci anni la supplementazione con specifiche miscele di aminoacidi essenziali (Aae) è entrata a far parte della pratica clinica per contrastare la sarcopenia nella popolazione anziana. Tale prassi è sostenuta da una corposa ricerca sviluppata sia da centri di ricerca italiani che americani negli ultimi vent’anni.
Le informazioni riguardanti il forte legame tra nutrizione e salute mentale invadono sempre più la nostra vita quotidiana sia con l’obiettivo di migliorare l’umore e le funzioni cognitive, sia di prevenire il declino se non addirittura fornire effetti benefici in alcune malattie neuropsichiatriche come epilessia, disturbo da deficit di attenzione e iperattività e autismo.