Un nuovo studio italiano, pubblicato su Cancer epidemiology, biomarkers & prevention getta luce su un aspetto cruciale della nutrizione per chi ha superato una diagnosi oncologica: non conta solo "cosa" si mangia, ma anche come quel cibo è stato prodotto. Secondo la ricerca, condotta dall’Irccs Neuromed di Pozzilli, i sopravvissuti al cancro che consumano elevate quantità di cibi ultra-processati (UPF) presentano un rischio significativamente più alto di mortalità sia per cause generali che per il cancro stesso.

In occasione della Giornata mondiale contro il cancro dello scorso 4 febbraio, il Senato ha acceso i riflettori su un tema ancora troppo sottovalutato, la malnutrizione nei pazienti oncologici, che può colpire fino all’80% dei malati e compromettere la sopravvivenza, la tolleranza alle terapie e la qualità della vita.

Già dal 1988, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell'Organizzazione mondiale della sanità ha inserito l'alcol (etanolo) nel Gruppo 1, la categoria delle sostanze con un effetto cancerogeno accertato. Eppure, a differenza delle sigarette, la percezione pubblica del rischio legato alle bevande alcoliche rimane bassa. Mentre il fumo è ormai stigmatizzato nel cinema e nelle serie Tv, il consumo di alcolici continua a essere rappresentato come un gesto quotidiano e positivo in quasi ogni produzione visiva.

Un’ampia revisione sistematica, di recente pubblicata su Cancer epidemiology e condotta dai ricercatori della Florida atlantic university, fornisce una base teorica senza precedenti per contrastare questa percezione, analizzando i dati di una popolazione vastissima, tra gli ottanta e i cento milioni di soggetti.

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I ritmi circadiani, orologi biologici interni, regolano le funzioni fisiologiche in linea con il ciclo luce-buio. Il cronotipo, espressione genetica di questi ritmi, determina le preferenze individuali, come essere mattutini o serotini. Questi "geni orologio" influenzano il sonno, la fame e processi cellulari cruciali, inclusa la replicazione del Dna. Un disallineamento tra cronotipo, ritmi circadiani e abitudini alimentari può compromettere i meccanismi di protezione del Dna, aumentando il rischio di patologie come il cancro. La crononutrizione studia l'impatto delle abitudini alimentari sui ritmi circadiani e sulla salute. L'alimentazione a tempo limitato (Tre) mira a ristabilire l'equilibrio tra ritmi e metabolismo, potenzialmente riducendo il rischio di malattie. A parlarcene, Giuseppe Grosso, ordinario di Nutrizione umana all’Università di Catania, coordinatore di una recente review dedicata al tema, pubblicata su Nutrients.

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