Un nuovo studio pubblicato sull’International journal of obesity mostra un’associazione dose-dipendente tra consumo abituale di alcol e accumulo di grasso viscerale. Lo studio ha analizzato 5.761 uomini e donne tra 25 e 75 anni appartenenti alla coorte Oxford Biobank. Il punto di forza della ricerca è rappresentato dalla modalità di valutazione della composizione corporea: tutti i partecipanti sono stati sottoposti a una scansione DEXA, tecnica che consente di misurare la massa grassa totale e di stimare con maggiore precisione la componente viscerale rispetto ai tradizionali parametri antropometrici.
L’Irlanda avrebbe dovuto segnare un traguardo storico per la salute pubblica il 22 maggio 2026. Era la data stabilita per l’entrata in vigore delle nuove norme sull’etichettatura degli alcolici, parte del Public Health (Alcohol) Act del 2018, che avrebbero reso il Paese un pioniere mondiale nell'informazione sui rischi legati al consumo di alcol. Tuttavia, quella che doveva essere una vittoria per la trasparenza si è trasformata in una sconfitta: il governo ha deciso di posticipare l'attuazione al settembre 2028, un rinvio che molti esperti interpretano come un definitivo affossamento della legge.
Già dal 1988, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell'Organizzazione mondiale della sanità ha inserito l'alcol (etanolo) nel Gruppo 1, la categoria delle sostanze con un effetto cancerogeno accertato. Eppure, a differenza delle sigarette, la percezione pubblica del rischio legato alle bevande alcoliche rimane bassa. Mentre il fumo è ormai stigmatizzato nel cinema e nelle serie Tv, il consumo di alcolici continua a essere rappresentato come un gesto quotidiano e positivo in quasi ogni produzione visiva.
Un’ampia revisione sistematica, di recente pubblicata su Cancer epidemiology e condotta dai ricercatori della Florida atlantic university, fornisce una base teorica senza precedenti per contrastare questa percezione, analizzando i dati di una popolazione vastissima, tra gli ottanta e i cento milioni di soggetti.
L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha lanciato nei giorni scorsi un’iniziativa che esorta i Paesi ad aumentare, attraverso tassazioni specifiche, i prezzi di tabacco, alcol e bevande zuccherate di almeno il 50% entro il 2035, al fine di contenere le malattie croniche e generare fondamentali entrate pubbliche. L'iniziativa "3 by 35" arriva “in un momento in cui i sistemi sanitari sono sottoposti a un'enorme pressione a causa dell'aumento delle malattie non trasmissibili, della riduzione degli aiuti allo sviluppo e dell'aumento del debito pubblico dei singoli Paesi”, afferma l’Oms in una nota.