L’invecchiamento biologico non è un processo uniforme, ma è spesso guidato da una condizione silenziosa e persistente nota come “inflammaging”. Questo termine descrive uno stato di infiammazione cronica di basso grado che caratterizza molti individui sopra i 60 anni, aumentando il rischio di malattie degenerative, fragilità e disfunzioni del sistema immunitario. Tuttavia, una nuova frontiera della medicina nutrizionale suggerisce che la chiave per contrastare questo fenomeno potrebbe risiedere nel nostro intestino. Lo studio MaPLE (Microbiome mAnipulation through Polyphenols for managing Leakiness in the Elderly), recentemente pubblicato su Microbiome research reports, ha dimostrato come una dieta ricca di polifenoli possa agire come un potente modulatore biologico, capace di "riparare" l'intestino e ridurre l'infiammazione sistemica.
In collaborazione con Named Group
Le teorie cellulari dell’invecchiamento suggeriscono che lo stato macroscopico di salute riflette ciò che accade a livello microscopico nelle singole cellule. Al centro del deterioramento cellulare si trova lo stress ossidativo, alimentato dalle specie chimiche altamente reattive quali i radicali liberi. Questi ossidanti sono prodotti normalmente durante la respirazione cellulare, in particolare dai mitocondri e, a causa del loro elettrone instabile, reagiscono indiscriminatamente con le macromolecole biologiche.
La carta di identità non necessariamente è rivelatrice dell’età reale del nostro organismo. Accanto a quella anagrafica, infatti, va sempre valutata quella biologica, il reale termometro dei processi di invecchiamento, estremamente sensibile agli stili di vita e, in particolare, all’alimentazione: una dieta a forte carattere pro-infiammatorio, ricca di alimenti di origine animale, dolci e cibi ultraprocessati, infatti, rischia di farci invecchiare più precocemente, come dimostrato da una recente analisi dei dati dello studio Moli-sani, pubblicata su Nutrients. A raccontarcela, Licia Iacoviello, direttore del dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’Irccs Neuromed di Pozzilli e professore ordinario di Salute Pubblica all’Università dell’Insubria di Varese, tra gli autori della ricerca.
Il microbiota intestinale cambia nel corso del tempo in maniera tanto più marcata quanto più ci si sposta in là con gli anni. Negli anziani, in particolare, sono diversi i fattori che concorrono a questa evoluzione e alcune condizioni di disbiosi, possono essere associate a diverse patologie tipiche dell’invecchiamento che predispongono a fragilità. Al contrario, un buon equilibrio della flora microbica intestinale è sicuramente protettivo nei confronti dell’aggressione di fattori esterni, che può avvenire nel corso della vita.