Tuttavia, il loro utilizzo si può associare frequentemente a effetti collaterali prevedibili e strettamente correlati al meccanismo d’azione, che possono rappresentare un ostacolo rilevante all’aderenza terapeutica. Gli eventi avversi più comuni derivano principalmente dal rallentamento dello svuotamento gastrico e dalle modificazioni della motilità intestinale, con comparsa di sintomi quali nausea, dispepsia, vomito, diarrea e stipsi. Tali effetti risultano generalmente dose-dipendenti e transitori, con tendenza a ridursi attraverso una titolazione graduale del farmaco sia esso agonista o doppo agonista recettoriale.
In questo contesto, i nutraceutici, definiti come integratori alimentari dotati di attività biologica, stanno emergendo come strategie complementari potenzialmente utili per migliorare la tollerabilità dei trattamenti farmacologici e, in alcuni casi, per esercitare effetti cardiometabolici sinergici.
Le loro azioni si esplicano principalmente attraverso la modulazione del microbiota intestinale, della motilità gastrointestinale e dello stato infiammatorio sistemico. Il microbiota intestinale, in particolare, riveste un ruolo chiave nella risposta ai GLP-1RA: evidenze scientifiche indicano che i probiotici (ad esempio ceppi di Lactobacillus e Bifidobacterium) possono migliorare la funzionalità intestinale, modulare la secrezione di incretine e ridurre infiammazione e disbiosi. Analogamente, i prebiotici, quali inulina e frutto-oligosaccaridi, favoriscono la proliferazione di batteri benefici, contribuendo al mantenimento della regolarità intestinale.
L’assunzione di fibre solubili, in particolare lo psillio, esercita un effetto emolliente e regolatore sulla funzione intestinale, oltre a promuovere la produzione di acidi grassi a corta catena (SCFA) attraverso la modulazione del microbiota. I polifenoli, tra cui quercetina e resveratrolo, possiedono proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, contribuendo alla protezione della mucosa intestinale e alla riduzione dell’infiammazione associata a disbiosi. Gli acidi grassi Omega-3, inoltre, svolgono un ruolo nel modulare l’infiammazione sistemica e nel supportare la funzione intestinale, con effetti benefici sul benessere complessivo durante il trattamento.
Il primo e fondamentale intervento “nutraceutico” resta comunque la modifica dello stile alimentare. In particolare, l’adozione di pasti a basso contenuto di grassi e di volume ridotto, ma ad alta densità nutrizionale, può contribuire significativamente a ridurre gli effetti collaterali gastrointestinali, migliorare l’aderenza terapeutica e ottimizzare gli esiti sul peso corporeo.
Tra le possibili conseguenze del rapido calo ponderale si annovera la perdita di massa magra, che può rappresentare fino al 25 - 40% del peso perso, con conseguente rischio di sarcopenia in assenza di interventi preventivi mirati che abbiano lo scopo di evitare un bilancio proteico negativo ed un ridotto stimolo anabolico.
Un approccio nutraceutico razionale in questo ambito prevede un adeguato apporto proteico, un’integrazione mirata (ad esempio creatina, aminoacidi essenziali e Omega-3) e la correzione di eventuali carenze micronutrizionali quali vitamina D e magnesio. Resta tuttavia centrale l’integrazione di una dieta adeguata con un programma di esercizio fisico contro resistenza.
Tuttavia, il vero punto chiave rimane l’integrazione di una dieta con un corretto apporto proteico e di esercizio fisico contro resistenza.
Altra conseguenza del rapido dimagrimento, associato a un ridotto apporto calorico e proteico e a possibili deficit micronutrizionali, è l’alopecia, in particolare sotto forma di telogen effluvium, una condizione reversibile caratterizzata dal passaggio precoce dei follicoli piliferi dalla fase anagen a quella telogen.
In tali casi, l’intervento nutraceutico è finalizzato alla correzione dei fattori scatenanti, inclusi deficit nutrizionali, infiammazione e alterazioni del ciclo follicolare, mediante un adeguato apporto di proteine, aminoacidi solforati (come cisteina e metionina), zinco, vitamina D, ferro (preferibilmente in forma bisglicinata associata a vitamina C), biotina e vitamine del gruppo B.
Sebbene le evidenze disponibili riguardanti l’utilizzo di nutraceutici nel trattamento degli effetti collaterali degli analoghi del GLP1 e doppi agonisti GIP/GLP-1 siano ancora in fase di consolidamento, interventi mirati su microbiota intestinale, infiammazione e motilità gastrointestinale appaiono in grado di migliorare la tollerabilità del trattamento e, conseguentemente, l’aderenza terapeutica. Sono tuttavia necessari ulteriori studi clinici per definire protocolli standardizzati, efficaci e sicuri.
Benedetta Masserini, Chiara Cerabolini
SC Nutrizione Clinica, Diabetologia e Malattie Endocrine ASST Pavia
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