Diabete tipo 2, meno ultraprocessati e più attività fisica riducono il rischio anche con alta predisposizione genetica

09 Ottobre 2026

Ridurre il consumo di alimenti ultraprocessati e praticare regolarmente attività fisica da moderata a vigorosa potrebbe contribuire a ridurre significativamente il rischio di sviluppare il diabete tipo 2 anche nelle persone con una forte predisposizione genetica alla malattia. È quanto emerge da una nuova analisi dello UK Biobank, presentata al recente congresso Easd (European association for the study of diabetes) di Milano.

Lo studio, coordinato da Wenxin Xu della City University of Hong Kong, ha preso in esame 56.964 adulti dello UK Biobank, con un'età media di 69,5 anni, il 42,3% dei quali uomini. I ricercatori hanno valutato sia l'alimentazione sia il livello di attività fisica, mettendo questi dati in relazione con la predisposizione genetica al diabete tipo 2.

Il consumo di alimenti ultraprocessati è stato stimato attraverso questionari alimentari e classificato secondo il sistema NOVA, mentre l'attività fisica da moderata a vigorosa (Mvpa ) è stata misurata attraverso dispositivi indossati al polso per una settimana. Nel corso di un follow-up medio di 7,8 anni, 926 partecipanti hanno sviluppato diabete tipo 2.

Più ultraprocessati, maggiore rischio

L'analisi ha confermato un'associazione tra la quantità di alimenti ultraprocessati nella dieta e il rischio di sviluppare la malattia. Per ogni incremento del 10% della quota di alimenti ultraprocessati sul totale della dieta, calcolata in peso, il rischio di diabete tipo 2 aumentava del 7%.

Al contrario, livelli più elevati di attività fisica risultavano associati a un rischio inferiore. I partecipanti che raggiungevano almeno 150 minuti alla settimana di attività fisica da moderata a vigorosa, in linea con le raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità, presentavano un rischio di diabete tipo 2 inferiore del 39% rispetto a chi praticava meno attività.

Ma il dato più interessante riguarda l'interazione con la predisposizione genetica. Tra le persone considerate ad alto rischio genetico, una dieta nella quale gli alimenti ultraprocessati rappresentavano circa l'11% o meno del consumo alimentare complessivo era associata a una riduzione del 35% del rischio. Il raggiungimento dei 150 minuti settimanali di Mvpa era invece associato a una riduzione del 33%.

L'attività fisica attenua anche l'effetto degli ultraprocessati

I risultati suggeriscono inoltre che l'esercizio fisico potrebbe attenuare, almeno in parte, l'associazione tra elevato consumo di ultraprocessati e diabete tipo 2. Tra i soggetti con un consumo elevato di Upf, pari a circa il 33% o più della dieta in peso, il rispetto delle raccomandazioni sull'attività fisica era associato a una riduzione del rischio del 31% nelle persone ad alto rischio genetico. La riduzione raggiungeva il 57% nei soggetti con rischio genetico intermedio e il 58% in quelli con rischio basso.

Ancora più marcata l'associazione osservata quando le due abitudini salutari venivano considerate insieme. Una dieta con una bassa quota di ultraprocessati combinata con almeno 150 minuti settimanali di Mvpa era associata a una riduzione del rischio di diabete tipo 2 del 49% nelle persone ad alta predisposizione genetica, del 70% in quelle con predisposizione intermedia e del 59% nei soggetti a basso rischio genetico.

Secondo gli autori, i risultati sottolineano l'importanza di considerare alimentazione e attività fisica come componenti complementari della prevenzione, piuttosto che come interventi separati.

Lo studio presenta tuttavia un limite importante: si tratta di un'analisi osservazionale e, pertanto, le associazioni rilevate non consentono di stabilire un rapporto di causa-effetto. Inoltre, la valutazione della dieta si basa sui dati raccolti al basale e la definizione di alimento ultraprocessato comprende categorie alimentari molto diverse tra loro. (n.m.)

Nel complesso, i risultati rafforzano l'ipotesi che la predisposizione genetica non determini da sola il rischio individuale di diabete tipo 2 e che modificare contemporaneamente qualità della dieta e livello di attività fisica possa contribuire a ridurlo.

 

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