“Processo al Caffè”: assolto, ma con il limite di tre tazzine al giorno

06 Febbraio 2026

Assolto, ma non senza raccomandazioni: è questo il verdetto del simbolico “Processo al Caffè”, promosso dall’Ordine dei Medici di Milano (OmceoMi) e tenutosi nei giorni scorsi alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. L’iniziativa, pensata come un dibattito scientifico e culturale sul consumo di caffè, ha visto la partecipazione di medici, esperti di nutrizione, storici del cibo e rappresentanti del settore, con l’obiettivo di fare chiarezza su una delle bevande più amate dagli italiani.

A presiedere il dibattimento è stato il presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, affiancato dal pubblico ministero Tiziana Siciliano, dagli avvocati della difesa Ilaria Li Vigni e Giorgia Andreis, e dal perito e medico legale Umberto Genovese. Il dibattito è stato aperto da un’introduzione storica di Elio Franzini, ordinario di Estetica all’Università di Milano, che ha ripercorso l’evoluzione del consumo del caffè nella cultura italiana.

Il processo ha simbolicamente messo “sotto accusa” il caffè, interrogandosi sui possibili rischi per la salute pubblica, ma anche sui benefici documentati dalla ricerca scientifica. La Corte ha infine assolto l’imputato ai sensi dell’articolo 530, comma 2, del Codice di procedura penale, respingendo l’accusa di pericolo per la salute pubblica ispirata all’articolo 444 del codice penale. Nel motivare la decisione, il giudice ha però sottolineato che il tema richiede una lettura articolata: distinguere tra caffeina e caffè, riconoscere differenze tra persone sane e soggetti vulnerabili, e non superare una soglia di consumo orientativa di tre tazzine al giorno.

Rischi e cautela

Il pubblico ministero e diversi esperti hanno richiamato l’attenzione sugli effetti della caffeina. “Quello che viene considerato un gesto innocente può nascondere implicazioni serie”, ha spiegato Stefano Carugo, direttore Uoc di Cardiologia al Policlinico di Milano. “Nelle persone vulnerabili, il consumo di caffè può aumentare il rischio di ipertensione, insonnia cronica, palpitazioni e crisi d’ansia. Nei bambini e negli adolescenti non dovrebbe essere proposto, e in gravidanza le principali società scientifiche raccomandano la massima prudenza”.

Un punto cruciale emerso durante il dibattito riguarda anche la salute del cavo orale. “Il caffè può causare pigmentazione dentale, erosione dello smalto e influenzare il microbiota orale, i tessuti parodontali e il metabolismo dell’osso alveolare” ha spiegato Lucia Giannini, odontoiatra e segretario della Commissione albo odontoiatri di Milano. Al processo sono intervenuti anche Luigi Ferini Strambi, responsabile del centro di Medicina del sonno, unità di Neurologia, Ospedale San Raffaele Turro di Milano, Diego Fornasari, direttore della Scuola di specializzazione in Farmacologia e Tossicologia clinica, Università degli Studi di Milano “La Statale” e Laura Prosperi, storica del cibo.

Benefici documentati

Dall’altra parte, la difesa ha sottolineato come un consumo moderato di caffè possa avere effetti positivi sulla salute. “Il caffè non è un veleno”, ha spiegato Nicola Montano, professore ordinario di medicina interna del Policlinico di Milano. “Studi su oltre un milione di persone mostrano che il consumo moderato è associato a un minor rischio di diabete di tipo 2, ictus, depressione e mortalità generale. I benefici riguardano anche fegato, funzione cognitiva e qualità della vita. Negli adulti sani, bere tra i 3 e i 5 caffè al giorno può essere addirittura salutare”.

Carlos Eduardo Bitencourt, Ceo di Cafezal, la prima micro-torrefazione di Specialty Coffees a Milano, ha ricordato come la qualità del caffè sia un elemento fondamentale spesso trascurato: “Il caffè è una materia prima complessa, la cui qualità dipende dalla coltivazione, tostatura, conservazione e servizio. Solo un prodotto di qualità, curato in ogni fase, può offrire benefici documentati. Un caffè mal conservato o servito a temperature eccessive può risultare sgradevole e potenzialmente dannoso”.

Al processo hanno preso parte anche esperti di gastronomia e nutrizione, come Michele Crippa, Anete Dinne e Gianpiero Manes, che hanno ribadito l’importanza della scelta di caffè di qualità e della moderazione nel consumo.

Un dibattito aperto e partecipato

L’evento ha avuto una forte valenza culturale e civile, coinvolgendo medici, cittadini, studenti e istituzioni. “Abbiamo scelto di affrontare un tema molto concreto, che tocca tutti, offrendo elementi per farsi un’idea e affidando alla comunità medica il compito di continuare il dibattito”, ha dichiarato il presidente OmceoMi, Roberto Carlo Rossi”. Maria Teresa Zocchi, responsabile scientifica del processo, ha aggiunto che l’iniziativa ha rappresentato un modo per portare la medicina fuori dai congressi e dentro la vita reale, affrontando i temi con rigore ma anche con ironia. (n.m.)

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