Omega-3, fattore chiave nella prevenzione cardiovascolare

07 Aprile 2025

Una bassa assunzione di acidi grassi Omega-3 è significativamente correlata a maggiore incidenza di cardiopatia ischemica (Ihd). Questo quanto emerge da uno studio da poco pubblicato su Bmc cardiovascular disorders, basato sui dati del Global burden of disease (Gbd) 2021 che fornisce informazioni complete su 369 malattie e lesioni e 87 fattori di rischio in 204 paesi e regioni dal 1990 al 2021. In particolare, la ricerca si è concentrata sull'impatto di un basso apporto di Omega-3 sul carico di Ihd, misurato in termini di decessi e anni di vita persi per disabilità o morte prematura (DALYs - Disability-Adjusted Life Years).

I risultati sottolineano come, nel solo 2021, a livello globale, una dieta povera di Omega-3 è stata associata a oltre 15 milioni di anni di DALYs e più di 627.000 decessi per Ihd. Questo significa che circa l'8,23% di tutti i problemi cardiaci ischemici e il 6,97% di tutti i decessi per questa malattia potrebbero essere collegati a una dieta povera di questi grassi essenziali.

Nonostante nel corso degli anni si sia registrato un calo nei tassi di malattia e mortalità standardizzati per età, il numero totale di persone colpite è in aumento. Questo suggerisce che, sebbene ci siano stati dei miglioramenti, il problema della bassa assunzione di Omega-3 e il suo impatto sulla salute cardiovascolare rimangono una sfida importante di salute pubblica.

La ricerca ha anche messo in luce forti differenze tra le diverse regioni del mondo. L'Asia meridionale è l'area più colpita, mentre le regioni ad alto reddito dell'Asia Pacifico registrano la situazione migliore. A livello nazionale, paesi come India, Cina, Stati Uniti e Pakistan presentano un onere particolarmente elevato di Ihd legato alla carenza di Omega-3.

Altro dato interessante è che, in generale, nei paesi con un più elevato sviluppo socio-economico, l'impatto della bassa assunzione di Omega-3 sulle malattie cardiache tende a diminuire. Questo potrebbe essere legato a una maggiore disponibilità e consumo di alimenti ricchi di Omega-3, come il pesce.

“I risultati ottenuti forniscono un quadro chiaro e preoccupante del legame tra la nostra dieta e la salute del cuore, evidenziando la necessità di interventi mirati per migliorare l'alimentazione a livello globale”, commentano gli Autori. “Incrementare il consumo di alimenti che contengono naturalmente Omega-3, come pesce azzurro e frutta secca, potrebbe rappresentare una strategia fondamentale per ridurre il peso delle malattie cardiache nella popolazione”.

 

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