I risultati sottolineano come, nel solo 2021, a livello globale, una dieta povera di Omega-3 è stata associata a oltre 15 milioni di anni di DALYs e più di 627.000 decessi per Ihd. Questo significa che circa l'8,23% di tutti i problemi cardiaci ischemici e il 6,97% di tutti i decessi per questa malattia potrebbero essere collegati a una dieta povera di questi grassi essenziali.
Nonostante nel corso degli anni si sia registrato un calo nei tassi di malattia e mortalità standardizzati per età, il numero totale di persone colpite è in aumento. Questo suggerisce che, sebbene ci siano stati dei miglioramenti, il problema della bassa assunzione di Omega-3 e il suo impatto sulla salute cardiovascolare rimangono una sfida importante di salute pubblica.
La ricerca ha anche messo in luce forti differenze tra le diverse regioni del mondo. L'Asia meridionale è l'area più colpita, mentre le regioni ad alto reddito dell'Asia Pacifico registrano la situazione migliore. A livello nazionale, paesi come India, Cina, Stati Uniti e Pakistan presentano un onere particolarmente elevato di Ihd legato alla carenza di Omega-3.
Altro dato interessante è che, in generale, nei paesi con un più elevato sviluppo socio-economico, l'impatto della bassa assunzione di Omega-3 sulle malattie cardiache tende a diminuire. Questo potrebbe essere legato a una maggiore disponibilità e consumo di alimenti ricchi di Omega-3, come il pesce.
“I risultati ottenuti forniscono un quadro chiaro e preoccupante del legame tra la nostra dieta e la salute del cuore, evidenziando la necessità di interventi mirati per migliorare l'alimentazione a livello globale”, commentano gli Autori. “Incrementare il consumo di alimenti che contengono naturalmente Omega-3, come pesce azzurro e frutta secca, potrebbe rappresentare una strategia fondamentale per ridurre il peso delle malattie cardiache nella popolazione”.
