Il trial ha coinvolto 1.228 partecipanti adulti presso 26 centri in Canada e Australia. I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi: il primo ha ricevuto un'integrazione quotidiana di 4 grammi di olio di pesce (contenente 1,6 g di Epa e 0,8 g di Dha), mentre il secondo ha ricevuto un placebo a base di olio di mais.
Durante un periodo di follow-up medio di 3,5 anni, i ricercatori hanno monitorato un endpoint primario composito che includeva morte cardiaca (improvvisa e non), infarto del miocardio, ictus e malattie vascolari periferiche che portano all'amputazione.
Risultati sorprendenti
I dati emersi sono definiti dagli esperti come straordinari. Il tasso di eventi cardiovascolari gravi è stato di 0,31 per 1.000 giorni-paziente nel gruppo olio di pesce, contro lo 0,61 registrato nel gruppo placebo. Questo si traduce in una riduzione del rischio del 43%.
Analizzando i singoli componenti, i benefici appaiono ancora più marcati in aree specifiche, con riduzione di ictus del 63%, di morte cardiaca del 45, di infarto del miocardio del 44 e di amputazioni da malattia vascolare periferica del 43. Inoltre, lo studio ha rilevato una riduzione del rischio di morte per qualsiasi causa (hazard ratio 0,73), confermando un beneficio sistemico per i pazienti trattati con Omega-3.
Sicurezza e prospettive cliniche
Un aspetto cruciale riguarda la sicurezza della terapia. Storicamente, l'uso di olio di pesce è stato associato a preoccupazioni circa il rischio di sanguinamento. Tuttavia, il trial Pisces ha smentito questo timore: i gravi episodi di sanguinamento si sono verificati con minore frequenza nel gruppo che assumeva olio di pesce rispetto al gruppo placebo. Anche l'aderenza al regime terapeutico e l'incidenza di altri eventi avversi non hanno mostrato differenze significative tra i due gruppi.
Charmaine Lok, dell'Università di Toronto, autrice principale dello studio: “Le malattie cardiovascolari causano oltre il 75% dei decessi tra i pazienti in dialisi. Questa popolazione affronta una mortalità venti volte superiore alla media, pur avendo scarse opzioni preventive efficaci. Si tratta di persone con livelli ematici di Omega-3 tipicamente più bassi rispetto alla popolazione generale. L'integrazione mirata ha ridotto del 43% gli eventi gravi, dimostrando l'importanza di colmare questa specifica carenza biologica. Nonostante i timori storici, lo studio ha registrato meno episodi di sanguinamento grave nel gruppo che assumeva olio di pesce. I risultati offrono finalmente una terapia provata per ridurre drasticamente l'incidenza di infarti, ictus e morti cardiache. Siamo di fronte a una svolta fondamentale nella protezione di questi pazienti vulnerabili.
Nicola Miglino
