L'indagine, condotta su un gruppo di anziani sani, ha infatti scoperto che anche all'interno dell'intervallo considerato normale, i livelli di B12 possono influenzare la funzione cerebrale. I ricercatori hanno esaminato 231 volontari con un'età media di 71 anni e livelli di B12 considerati nel range normale (mediana di 414.8 pmol/L), sottoponendoli a test neurologici avanzati, risonanze magnetiche e analisi del sangue.
Lo studio ha evidenziato che bassi livelli di B12, in particolare la frazione legata alla transcobalamina (Holo-Tc), sono associati a ritardi nella latenza dei potenziali evocati visivi (segnale di potenziale compromissione della mielina), al rallentamento della velocità di elaborazione del pensiero, in modo dipendente dall'età, e all’aumento del volume delle iperintensità della sostanza bianca alla risonanza magnetica, indicatore di danno cerebrale spesso collegato a problemi vascolari e declino cognitivo. Sorprendentemente, alti livelli di holo-haptocorrina (Holo-Hc), una frazione biologicamente inattiva della B12, si sono rivelati correlati con i livelli serici della proteina Tau, biomarcatore di neurodegenerazione.
“Gli attuali parametri per definire livelli adeguati di B12 potrebbero essere inappropriati considerando gli esiti neurofisiologici, neuropsicologici, sierologici e neuroradiologici evidenziati”, concludono gli Autori. “La nostra idea è che i livelli sani di B12 andrebbero rivisitati per promuovere un intervento più precoce e la prevenzione del declino cognitivo, specialmente negli anziani a rischio di malassorbimento. Questi risultati, infatti, mettono in discussione la nostra comprensione dei livelli ottimali di B12. È necessario rivedere le raccomandazioni nutrizionali, tenendo conto degli effetti neurologici sottili che possono manifestarsi anche in persone con livelli considerati normali". (n.m.)
