Ca prostatico: in sorveglianza attiva, benefici dagli Omega-3

13 Gennaio 2025

Una dieta povera di Omega-6 e ricca di Omega-3, è in grado di ridurre significativamente la crescita delle cellule tumorali prostatiche in uomini in sorveglianza attiva. Questi i risultati dello studio Capfish-3, condotto dall’Ucla Health Jonsson comprehensive cancer center di Los Angeles e pubblicato sul Journal of clinical oncology.

Come noto, in molti casi di cancro alla prostata a basso rischio si opta per la cosiddetta sorveglianza attiva, un approccio che prevede il monitoraggio regolare del tumore senza un trattamento immediato, ma circa il 50% necessita di interventi più aggressivi entro 5 anni. L’obiettivo dello studio è stato proprio quello di esplorare approcci dietetici per ritardare o evitare tali trattamenti.

La ricerca è stata condotta su 100 uomini con cancro alla prostata a rischio basso o intermedio. I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a una dieta normale o a una dieta a basso contenuto di Omega-6 e ricca di Omega-3, per un anno. Il gruppo di intervento ha ricevuto una consulenza dietetica personalizzata, con particolare attenzione alla riduzione di cibi ad alto contenuto di omega-6 (come cibi fritti e processati) e all'aumento di alternative più sane (es. olio d'oliva) e a basso contenuto di grassi. Inoltre, sono stati somministrati supplementi di olio di pesce.

Lo studio ha monitorato i cambiamenti nel Ki-67, un biomarcatore che indica quanto velocemente le cellule tumorali si stanno moltiplicando. Un alto indice Ki-67, infatti, è correlato a una progressione più rapida del tumore, alle potenziali metastasi e a una minore sopravvivenza. Pertanto, la riduzione di questo indice è vista come un risultato positivo nell'ambito della gestione del tumore alla prostata.

Il gruppo con dieta a basso contenuto di Omega-6 e ricca di olio di pesce ha mostrato una diminuzione del 15% nel Ki-67, mentre il gruppo di controllo ha visto un aumento del 24%.

Non si sono riscontrate differenze significative in altri marcatori di crescita del tumore, come il punteggio di Gleason, comunemente usato per monitorare la progressione del tumore alla prostata. Questo suggerisce che la dieta ha avuto un impatto specifico sulla proliferazione cellulare, misurata dall'indice Ki-67, piuttosto che su altri parametri tumorali.

Così commentano gli Autori nelle conclusioni: “Questo studio rappresenta un passo importante nella comprensione di come la dieta possa influenzare la prognosi del cancro alla prostata nei pazienti in sorveglianza attiva e suggerisce un approccio potenzialmente semplice e accessibile per la gestione della malattia. Riteniamo, però, siano necessari studi più ampi per confermare questi risultati a lungo termine. Al momento, la personalizzazione dell'approccio dietetico, con il supporto di professionisti della nutrizione, sembra cruciale per il successo dell'intervento”.

Nicola Miglino

 

 

 

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