Informazione redazionale in collaborazione con Esserre Pharma
Evidenze pre-cliniche e cliniche hanno ormai dimostrato come la nutrizione giochi un ruolo determinante supportando il sistema immunitario nel funzionare correttamente e che, in particolare, antiossidanti e nutrienti specifici possono aiutare a gestire uno stato di generale mancanza di energia, stanchezza prolungata e affaticamento fisico e mentale. La stanchezza è una condizione condivisa dal 38% degli adulti della popolazione generale, e può svilupparsi a seguito di eventi stressanti, carenze nutrizionali, infiammazione, alterazioni del sistema immunitario e patologie infettive, problematiche che, se non affrontate e contrastate in maniera specifica e repentina, possono portare a cronicizzazione della fatica, una vera e propria patologia (encefalomielite mialgica).
Probiotici come strategia per ridurre il rischio di declino cognitivo. Un tema che sta riscontrando un interesse crescente nella comunità scientifica, al punto che un gruppo di scienziati dell’Università di Reading, in Inghilterra, ha deciso di effettuare una revisione sistematica della letteratura sull’argomento per dare contezza di quanto oggi noto sugli effetti neurocognitivi di un intervento sul microbiota intestinale. I risultati della loro analisi sono stati pubblicati di recente su Neuroscience & Biobehavioral Reviews.
Una dieta ricca in fibre migliora la risposta all’immunoterapia nei pazienti con melanoma grazie a un’azione diretta sul microbiota intestinale. Questi i risultati di uno studio, pubblicato su Science, che ha visto la collaborazione del National cancer institute (Nci), appartenente ai National institutes of health americani, e dell’Anderson cancer center dell’Università del Texas.
L’impiego di curcumina in pazienti Covid-19, associato alle terapie convenzionali, potrebbe portare a una diminuzione significativa dei sintomi, della durata del ricovero e della mortalità. In aggiunta, l’intervento sembra in grado di aumentare i livelli di citochine antinfiammatorie quali Il-10, Il-35 e Tgf-α e ridurre quelli di Il-6 e Il-1 beta, ad azione pro-infiammatoria. Sono i risultati di una revisione sistematica dei più recenti studi clinici presenti in letteratura sull’impiego di curcumina in pazienti Covid-19, pubblicata nei giorni scorsi su Nutrients.