Investire in prevenzione anche grazie all’impiego di integratori alimentari di provata efficacia può far risparmiare miliardi ai sistemi sanitari. Questa la conclusione di una ricerca che la Us Crn Foundation ha commissionato a Frost & Sullivan per verificare potenziali risparmi sui costi sanitari che potrebbero essere realizzati se, quando indicato, si utilizzassero integratori alimentari con dimostrata efficacia nel ridurre il rischio di malattia.

Quando l’intestino non collabora, quando ci sentiamo gonfi, quando abbiamo dolori addominali e stipsi, niente funziona più come dovrebbe. Sono malesseri di cui soffrono milioni di italiani che spesso restano irrisolti nonostante il continuo peregrinare in cerca di soluzioni.

Preservare la salute infantile, per garantire benefici in età adulta, è da sempre una delle sfide mondiali di salute pubblica e in questo contesto giocano un ruolo di primo piano gli alimenti e le bevande ultralavorati. Secondo la classificazione Nova, proposta nel 2010, questi sono realizzati a partire da alimenti naturali trasformati attraverso processi fisici, biologici e chimici, con tipica aggiunta di ingredienti e additivi, prima di essere consumati o preparati come pasti. 

Occhio al valore nutrizionale dei prodotti a base vegetale considerati sostituti della carne: dichiarano un alto contenuto di ferro, ma in una forma che non può essere assorbita dall’organismo. Questo quanto affermato da uno studio svedese condotto dalla Chalmers university of technology di Goteborg e pubblicato su Nutrients.

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