Il dibattito sulla Legge di Bilancio 2026 ha acceso i riflettori sulla nutrizione clinica, portando alla presentazione di numerosi emendamenti che hanno riscosso il plauso unanime delle principali realtà del settore: la Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo), la Società italiana di nutrizione artificiale e metabolismo (Sinpe) e la Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo (Sinuc).
L'alimentazione non è solo una fonte di energia, ma un fattore determinante che può fare la differenza tra un invecchiamento in salute e il declino fisico e cognitivo. Le più recenti evidenze scientifiche, illustrate al congresso nazionale Sinuc (Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo) di Napoli, convergono su un punto cruciale: una dieta mirata rappresenta l'arma più efficace per preservare la funzionalità dell’organismo in età avanzata.
La speranza di un cambio di rotta nel trattamento delle malattie epatiche, responsabili di oltre 20 mila decessi l'anno in Italia a causa di cirrosi e carcinoma epatocellulare, arriva direttamente dall’intestino. Ed è proprio l'asse cruciale tra microbiota intestinale e fegato ad aver giocato un ruolo da protagonista nel corso dell’VIII Congresso della Sinuc (Società italiana di nutrizione clinica) svoltosi di recente a Napoli, durante una sessione congiunta con l’Aisf (Associazione italiana studio del fegato).
Sì a un fondo sanitario dedicato alla prevenzione delle malattie con la corretta alimentazione, puntando al modello della Dieta mediterranea contro quello occidentale, foriero di sovrappeso e obesità. A ribadirlo, in un comunicato, la Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo (Sinuc), commentando i risultati del recente rapporto della Fondazione Aletheia, presentato nei giorni scorsi a Roma.