Le strategie alimentari della Sinuc contro il declino fisico e cognitivo

07 Novembre 2025

L'alimentazione non è solo una fonte di energia, ma un fattore determinante che può fare la differenza tra un invecchiamento in salute e il declino fisico e cognitivo. Le più recenti evidenze scientifiche, illustrate al congresso nazionale Sinuc (Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo) di Napoli, convergono su un punto cruciale: una dieta mirata rappresenta l'arma più efficace per preservare la funzionalità dell’organismo in età avanzata.

L'urgenza della sfida demografica

Il contesto demografico rende l’approccio nutrizionale centrale nella prevenzione del declino funzionale e cognitivo. L'invecchiamento della popolazione occidentale è una sfida gravosa per i sistemi sanitari: si prevede che la percentuale di europei con più di 65 anni salirà dal 9% attuale al 25% entro il 2050.

Secondo Maurizio Muscaritoli, presidente Sinuc, quasi il 50% dei decessi prematuri è direttamente legato allo stile di vita, in particolare alla dieta. Gli anziani sono particolarmente vulnerabili a condizioni come la sarcopenia, il declino sensoriale, le malattie cardiovascolari e la demenza. Un dato allarmante è che la sindrome metabolica, che aumenta il rischio di diabete e complicanze, può colpire fino al 75% della popolazione oltre i 60 anni.

Per contrastare la perdita di massa muscolare e densità ossea, riducendo significativamente il rischio di cadute e patologie correlate all'età, la strategia vincente è una dieta ricca di proteine e nutrienti essenziali, ma povera di calorie e zuccheri.

Un dato significativo emerso da studi recenti suggerisce che i quantitativi standard di proteine raccomandati potrebbero non essere sufficienti per gli over 50. L’efficienza nell'utilizzo delle proteine diminuisce oltre i 60 anni, portando a un aumento del fabbisogno proteico a 0,9–1,1 g/kg di peso corporeo. Gli over 50, specialmente se praticano attività fisica, potrebbero necessitare addirittura sino al doppio delle quantità generalmente raccomandate. Tali fabbisogni possono essere soddisfatti tramite il consumo di carne, in particolare pollame, pesce, latte e latticini.

L’efficacia di questo approccio è stata confermata in specifici studi. Una ricerca del 2019 ha dimostrato che gli anziani con obesità che seguivano una dieta iperproteica e ipocalorica registravano una maggiore perdita di peso, riuscendo al contempo a mantenere la massa muscolare, migliorando la qualità ossea e i marcatori di longevità, con conseguente riduzione del rischio di mortalità.

Tuttavia, è cruciale considerare problemi di masticazione o disfagia, che richiedono l'intervento di dietisti specializzati per definire strategie nutrizionali adeguate.

La dieta a protezione del cervello

L'impatto della nutrizione non è limitato al corpo, ma si estende al cervello. Gli studi evidenziano che la dieta mediterranea non solo rallenta il declino cognitivo e previene le malattie neurodegenerative, ma può anche rallentare o prevenire lo sviluppo di malattie cardiovascolari e cerebrovascolari, deterioramento cognitivo e demenza. Al contrario, le diete malsane, come quelle occidentali ricche di grassi, accelerano l'invecchiamento cellulare e accorciano la durata della vita.

Per gli adulti over 65, si raccomanda di seguire un’alimentazione a basso contenuto di zuccheri e ricca di alimenti vegetali e di una varietà di nutrienti, spesso definita una dieta super Green. Sia la dieta mediterranea che quella vegetariana, a patto che garantiscano un adeguato apporto proteico da fonti vegetali, rappresentano modelli efficaci per il raggiungimento degli obiettivi di longevità e protezione cerebrale.

 

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