-->

Alimentazione e nutraceutica nella malattia di Parkinson

06 Dicembre 2024

La malattia di Parkinson (PD) è la seconda malattia neurodegenerativa più comune dopo l’Alzheimer. Si stima che attualmente ne soffrano circa dieci milioni di persone in tutto il mondo e che questo numero sia destinato ad aumentare esponenzialmente nei prossimi decenni.

La terapia dietetica consigliata per i pazienti con PD ha il principale obiettivo di migliorare l’assorbimento del farmaco comunemente utilizzato: la levodopa. Si concentra inoltre sui sintomi non motori più comuni, quali deterioramento cognitivo, stipsi e disfagia.

Non è infine da trascurare l’andamento ponderale che spesso varia in base alle fasi della malattia. Nelle prime fasi si riscontra solitamente un aumento di peso che può portare, in alcuni casi, a sovrappeso e obesità. Questo avviene principalmente a causa di una maggiore sedentarietà e come conseguenza della terapia farmacologica. I farmaci dopamino-agonisti possono infatti talvolta scatenare un comportamento alimentare compulsivo. Nelle fasi più avanzate di malattia si assiste invece ad una perdita di peso. Ciò è dovuto principalmente al rallentamento dello svuotamento gastrico) indotto dai farmaci e alla riduzione dell’appetito che ne consegue. Altre cause sono ascrivibili alla disfagia e all’aumento del fabbisogno energetico causato dalle discinesie.

Una dieta sana ed equilibrata rappresenta quindi un’importante strategia terapeutica per il mantenimento di un corretto stato ponderale e per il miglioramento della qualità di vita dei pazienti con PD. Si consiglia quindi una dieta mediterranea, possibilmente con redistribuzione proteica. La necessità di una dieta specifica per i pazienti con PD è emersa dalla consapevolezza che i pasti possano interferire con l'efficacia del farmaco. La levodopa è infatti un amminoacido che utilizza un sistema di trasporto attivo comune a tutti gli amminoacidi aromatici. Le proteine ingerite durante i pasti possono quindi competere con il farmaco, riducendone l’assorbimento. È scientificamente dimostrato che una dieta ipoproteica a pranzo migliori l’efficacia della terapia farmacologica. La quantità di proteine assunta dovrà comunque soddisfare i fabbisogni giornalieri, in linea quelli della popolazione generale.

Nel caso in cui il fabbisogno calorico e proteico non fosse garantito, risulta utile una supplementazione. Per quanto riguarda il fabbisogno calorico, esistono in commercio supplementi nutrizionali per soggetti nefropatici, ipercalorici e ipoproteici. Per il raggiungimento di una quota proteica adeguata, è invece possibile optare per polveri a base di aminoacidi essenziali o di proteine del siero di latte, da assumere a metà pomeriggio o dopo cena. Uno studio pubblicato su Neurology nel 2019 ha dimostrato che un'integrazione nutrizionale a base di proteine del siero arricchite con leucina, calcio e vitamina D, abbinata a riabilitazione intensiva, migliora le capacità motorie e la massa muscolare in pazienti con PD, Gli effetti sono risultati essere significativi rispetto a una dieta standard senza supplementazione.

Diversi studi hanno rilevato livelli più bassi di vitamina D nei pazienti con PD rispetto ai controlli sani, associati a maggior deficit cognitivo e motorio e ad una maggiore gravità della malattia. Un'interessante ricerca ha analizzato cervelli di pazienti con PD evidenziando esclusivamente nei pazienti una sottopopolazione di astrociti che esprimono l'enzima CYP27B1, coinvolto nell'attivazione della vitamina D. Questi astrociti sembrano avere un ruolo neuroprotettivo, poiché in grado di sequestrare gli oligomeri tossici di α-sinucleina, riducendo il danno neuronale.

Negli ultimi anni la letteratura scientifica si è concentrata su un altro grande attore, potenzialmente coinvolto nell’insorgenza e nello sviluppo di molte malattie croniche: il microbiota intestinale. Il coinvolgimento del sistema nervoso enterico nel PD è piuttosto noto. Risulta infatti sempre più valida l’ipotesi secondo cui la malattia possa avere origine dall’intestino e che da qui possa diffondersi al cervello. Le linee guida ESPEN pubblicate nel 2018 evidenziano come i pazienti affetti da PD beneficino in modo significativo dell’utilizzo di latte fermentato contenente probiotici e fibre prebiotiche, in associazione all’incremento del consumo di acqua e di fibre.

Nei pazienti affetti da PD è inoltre importante tenere in considerazione le funzionalità cognitive. Migliorare la memoria dei pazienti che soffrono di decadimento cognitivo è molto difficile. Esistono bensì nutraceutici contenenti una combinazione di acidi grassi omega 3, colina, uridina, vitamine del gruppo B, vitamine C ed E, che possono essere un valido supporto. Tali prodotti sono stati studiati su un vasto numero di pazienti e i risultati dimostrano un miglioramento cognitivo, soprattutto in uno stadio iniziale. Recenti studi hanno oltretutto suggerito che gli ormoni tiroidei possano influenzare le funzioni cognitive nei pazienti con PD. Un’analisi appena pubblicata ha evidenziato che alterazioni nei livelli di ormoni tiroidei, in particolare la riduzione di FT3 e l’aumento di FT4 e TSH, sono associate a deficit cognitivi in pazienti con PD. Questi ormoni potrebbero quindi rappresentare potenziali markers per distinguere diversi gradi di compromissione cognitiva nella malattia. Infine, uno studio pubblicato su Journal of Neurology  ha rilevato come la metformina possa ritardare l’insorgenza di PD di oltre sei anni, suggerendo una possibile proprietà neuroprotettiva di tale farmaco. Questi risultati aprono alla possibilità di utilizzare questi farmaci anche in persone a rischio per prevenire o rallentare la progressione della malattia.

Michela Barichella1, Serena Caronni2

  1. Unità di Nutrizione Clinica, ASST Gaetano Pini-CTO, Milano.
  2. Fondazione Pezzoli per la malattia di Parkinson.

Bibiografia

  • Barichella M, Cereda E, Pezzoli G. Major nutritional issues in the management of Parkinson's disease. Mov Disord. 2009 Oct 15;24(13):1881-92.
  • Barichella M, Cereda E, Pinelli G, Iorio L, Caroli D, Masiero I, Ferri V, Cassani E, Bolliri C, Caronni S, Maggio M, Ortelli P, Ferrazzoli D, Maras A, Riboldazzi G, Frazzitta G, Pezzoli G. Muscle-targeted nutritional support for rehabilitation in patients with parkinsonian syndrome. Neurology. 2019 Jul 30;93(5):e485-e496. Epub 2019 Jul 5.
  • Mazzetti S, Barichella M, Giampietro F, Giana A, Calogero AM, Amadeo A, Palazzi N, Comincini A, Giaccone G, Bramerio M, Caronni S, Cereda V, Cereda E, Cappelletti G, Rolando C, Pezzoli G. Astrocytes expressing Vitamin D-activating enzyme identify Parkinson's disease. CNS Neurosci Ther. 2022 May;28(5):703-713. Epub 2022 Feb 15.
  • Burgos R, Bretón I, Cereda E, Desport JC, Dziewas R, Genton L, Gomes F, Jésus P, Leischker A, Muscaritoli M, Poulia KA, Preiser JC, Van der Marck M, Wirth R, Singer P, Bischoff SC. ESPEN guideline clinical nutrition in neurology. Clin Nutr. 2018 Feb;37(1):354-396. Epub 2017 Sep 22.
  • Soininen H, Solomon A, Visser PJ, Hendrix SB, Blennow K, Kivipelto M, Hartmann T; LipiDiDiet clinical study group. 24-month intervention with a specific multinutrient in people with prodromal Alzheimer's disease (LipiDiDiet): a randomised, double-blind, controlled trial. Lancet Neurol. 2017 Dec;16(12):965-975. Epub 2017 Oct 30.
  • Peng Y, Zhu L, Bai Q, Wang L, Li Q. Associations between Thyroid Hormones and Cognitive Impairment in Patients with Parkinson's Disease. eNeuro. 2024 Oct 1;11(10):ENEURO.0239-24.2024.
  • Pezzoli G, Cereda E, Calandrella D, Barichella M, Bonvegna S, Isaias IU. Metformin use is associated with reduced mortality risk in diabetic patients with Parkinson's disease. Clin Nutr ESPEN. 2024 Apr;60:309-312. Epub 2024 Feb 21.
Top
Questo sito utilizza i cookies, che consentono di ottimizzarne le prestazioni e di offrire una migliore esperienza all'utente. More details…