Senza dimenticare l’impatto che l’Ia sta avendo anche sulla sostenibilità del settore dell’integrazione, agendo lungo l'intera filiera, dall'approvvigionamento delle materie prime fino al consumo. “Grazie all’Ia, stiamo entrando in una nuova era dell’integrazione alimentare, in cui ogni prodotto può essere pensato per un preciso profilo nutrizionale e un determinato stile di vita” - sostiene Germano Scarpa, Presidente di Integratori & Salute - “È una rivoluzione che coinvolge ricerca e sviluppo, ma anche la produzione e il rapporto con i consumatori. Basti pensare che oggi l’Ia viene già impiegata per analizzare big data nutrizionali e scientifici in tempo reale, ottimizzare i processi produttivi e ridurre gli sprechi, prevedere la domanda di mercato e migliorare la gestione della supply chain. In questo scenario, le aziende italiane di integratori alimentari stanno investendo in Ia e digitalizzazione per restare competitive in un contesto sempre più orientato al benessere personalizzato, alla sostenibilità e alla trasparenza. È fondamentale, tuttavia, che questo progresso sia accompagnato da un approccio etico, responsabile e regolamentato. L’uso dei dati, l’accuratezza delle raccomandazioni e la tutela del consumatore devono restare al centro”.
Ia all’interno della filiera
Nel processo di produzione, l'Ia può rivelarsi uno strumento prezioso per monitorare continuamente i dati al fine di identificare inefficienze, prevenire guasti delle macchine e ottimizzare i consumi energetici, riducendo costi e sprechi di risorse Su questo tema interviene, Alberto Cremilli, Life science segment manager di Schneider electric: “Nel settore degli integratori alimentari, l’intelligenza artificiale sta rivoluzionando l’analisi dei dati, orientando le attività operative verso una produzione più efficiente. Il focus è sugli asset che incidono maggiormente sui costi operativi, come la gestione dei compressori e delle utilities, elementi critici nei processi produttivi. L’applicazione dell’Ia alle utilities, per esempio, consente una spese operative grazie a un uso più razionale di risorse come acqua e agenti chimici impiegati nei trattamenti, con un’ottimizzazione dei consumi che può arrivare fino al 10%. Inoltre, l’Ia permette di modulare il carico produttivo in funzione della domanda, migliorando la pianificazione e incrementando la produttività complessiva”.
Una rivoluzione nella ricerca
Un ambito in cui l’Ia sta avendo un impatto molto incisivo è quello delle matrici naturali, cioè i complessi di sostanze bioattive che costituiscono la base degli integratori naturali. A differenza dei nutraceutici, intesi come integratori costituiti da sostanze purificate che agiscono in modo mirato su un singolo bersaglio, le matrici naturali esercitano un’azione diffusa e sistemica, coinvolgendo più funzioni fisiologiche contemporaneamente. Spiega Jacopo Lucci, Cso, Bios-Therapy, Physiological systems for health SpA: “La diagnostica in vitro multiomica consente di raccogliere grandi quantità di dati sul funzionamento dell’organismo, fornendo una fotografia completa delle risposte fisiologiche. L’intelligenza artificiale diventa lo strumento chiave per interpretare questi dati, individuando correlazioni e schemi che non sarebbero riconoscibili a livello umano. Questo permette di analizzare in modo oggettivo come le matrici naturali influenzino i sistemi fisiologici e di quantificarne gli effetti. L’applicazione dell’Ia e della diagnostica multiomica alla ricerca sulle matrici naturali apre una nuova fase per l’industria degli integratori. È oggi possibile comprendere e misurare i meccanismi d’azione delle sostanze costituenti le matrici naturali, valutandone gli effetti non in modo isolato ma come parte di un sistema dinamico e interconnesso. Questo approccio porta verso una integrazione alimentare più precisa, trasparente e sostenibile, in grado di coniugare innovazione scientifica, efficacia fisiologica e rispetto per l’ambiente”.
Livia Tonti
