Nutraceutica, Cicero (Sinut): il futuro passa dalla ricerca clinica

22 Giugno 2026

La nutraceutica è chiamata oggi a una sfida decisiva: consolidare il proprio ruolo nella pratica clinica attraverso evidenze scientifiche solide, capaci di dimostrarne efficacia, sicurezza e appropriatezza d'impiego. È questo il tema al centro della Lettura di Arrigo Cicero, Presidente Sinut, al recente congresso nazionale della società scientifica tenutosi a Bologna. Dalla riscoperta di matrici naturali come avocado e mango, ricche di composti bioattivi ancora da esplorare pienamente, alle nuove evidenze cliniche sul riso rosso fermentato, fino all'emergente ambito della nutraceutica veterinaria, il presidente Sinut traccia un percorso che mette al centro la ricerca clinica come elemento distintivo e imprescindibile per lo sviluppo del settore.

Professore, qual è il messaggio principale che ha voluto trasmettere al Congresso?

La nutraceutica clinica si trova oggi in una fase cruciale della sua evoluzione. È chiamata a compiere un passaggio fondamentale: dalla promessa biologica alla dimostrazione concreta dell'efficacia, della sicurezza e dell'appropriatezza d'uso. La ricerca clinica deve diventare lo strumento capace di conferire una solida identità scientifica alla nutraceutica, distinguendola sia dal semplice alimento con proprietà salutistiche sia dall'intervento farmacologico tradizionale.

Quali sono oggi gli ambiti più promettenti per la ricerca nutraceutica?

Uno degli sviluppi più interessanti riguarda la riscoperta di matrici naturali già note ai consumatori ma ancora ricche di potenzialità scientifiche. Penso, ad esempio, all'avocado e al mango. L'avocado contiene acidi grassi monoinsaturi, fibre, fitosteroli e carotenoidi, mentre il mango è una fonte importante di mangiferina, gallotannini, polifenoli e altri composti bioattivi presenti anche nei sottoprodotti della sua filiera produttiva.

Perché questi alimenti rappresentano un'opportunità per la nutraceutica clinica?

Perché dimostrano come frutti di uso comune possano diventare vere e proprie piattaforme di ricerca nei settori metabolico e cardiovascolare. La sfida, tuttavia, non consiste nel trasformare ogni alimento in un prodotto nutraceutico, ma nell'identificare in modo razionale le frazioni attive, le dosi efficaci, le popolazioni target e i biomarcatori in grado di misurare la risposta clinica.

Quanto conta il tema della sostenibilità nello sviluppo di nuovi nutraceutici?

Conta moltissimo. La valorizzazione degli scarti agroalimentari e dei sottoprodotti delle filiere produttive rappresenta un'opportunità importante sia dal punto di vista ambientale sia da quello economico. Tuttavia, perché questa innovazione sia realmente credibile, deve essere accompagnata da processi rigorosi di standardizzazione, caratterizzazione chimica e validazione clinica.

Accanto ai nuovi ingredienti, esistono nutraceutici consolidati che continuano a offrire prospettive di ricerca?

Assolutamente sì. Alcuni principi attivi considerati "storici" sono tutt'altro che esauriti dal punto di vista scientifico. Un esempio emblematico è il riso rosso fermentato. Nuove formulazioni, nuove associazioni e nuovi disegni sperimentali stanno continuando a esplorarne il ruolo nella modulazione del profilo lipidico.

Ci può citare un esempio recente di questa evoluzione della ricerca?

Un caso particolarmente interessante è rappresentato dal recente studio multicentrico, randomizzato, in doppio cieco e doppio placebo sul natto-red yeast rice, pubblicato su Jacc: Asia. Questo trial dimostra come un nutraceutico consolidato possa essere rivalutato attraverso metodologie di ricerca contemporanee, sia in monoterapia sia in associazione con le tradizionali terapie ipolipemizzanti.

Nella sua Lectio ha dedicato spazio anche a una nuova frontiera della disciplina: la nutraceutica veterinaria. Perché è un settore così interessante?

Perché rappresenta un ambito in forte crescita. L'aumento degli animali da compagnia, il loro progressivo invecchiamento e la crescente attenzione alla prevenzione stanno creando nuove esigenze. Ma, soprattutto, emergono nuove domande scientifiche che meritano risposte rigorose.

Quali sono le principali sfide scientifiche in questo settore?

Dobbiamo comprendere meglio la trasferibilità dei dati dall'uomo all'animale, le differenze specie-specifiche, gli aspetti legati alla qualità delle formulazioni, la definizione degli outcome clinici e il quadro regolatorio. Anche in questo contesto, la credibilità della nutraceutica dipenderà dalla capacità di produrre studi controllati, realistici e misurabili.

Guardando al futuro, quale sarà il fattore decisivo per il successo della nutraceutica?

Il futuro della nutraceutica non sarà determinato dal numero di ingredienti disponibili sul mercato, ma dalla qualità delle domande cliniche che sapremo porre e dalla solidità delle risposte scientifiche che saremo in grado di fornire. Solo attraverso una ricerca rigorosa e orientata agli outcome clinici potremo consolidare il ruolo della nutraceutica nella medicina del futuro.

Nicola Miglino

 

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