I risultati pre-clinici sono promettenti, suggerendo però cautela sul fronte sicurezza per alcuni rischi legati alla fototossicità. Servono convalide cliniche per stabilire applicazioni terapeutiche efficaci. A parlarcene, Eugenio Ragazzi, già Professore Associato di Farmacologia, all’Università degli Studi di Padova, co-firmatario di una review da poco pubblicata su Nutrients.
Prof. Ragazzi, qual è il potenziale della clorofilla e dei suoi derivati nella gestione del diabete e in che modo questi composti "verdi" potrebbero integrare o differire dalle terapie convenzionali?
La clorofilla e i suoi derivati mostrano un potenziale interessante grazie alle loro proprietà di rallentare l’assorbimento del glucosio e favorire un microbiota intestinale più equilibrato. Hanno inoltre proprietà antiossidanti e antinfiammatorie che aiutano a contrastare lo stress ossidativo e l’insulino-resistenza. Alcuni derivati sembrano anche modulare i trasportatori del glucosio. Questi composti “verdi” non sostituiscono farmaci convenzionali, ma potrebbero agire come complementari alle terapie farmacologiche quale supporto nutraceutico. Le evidenze attuali si basano su studi preclinici e attualmente non consentono di proporre questi composti in campo terapeutico, ma il loro profilo è promettente.
Quali sono i meccanismi chiave attraverso cui questi composti influiscono sui livelli di zucchero nel sangue? In particolare, in che modo riescono a rallentare l'assorbimento dei carboidrati nell'intestino e a mostrare un'attività "insulino-mimetica"?
I derivati della clorofilla mostrano molteplici meccanismi in grado di influenzare la glicemia. In primo luogo, possono inibire enzimi digestivi come l’a-amilasi e l’a-glucosidasi, rallentando la digestione dei carboidrati complessi e l’assorbimento del glucosio nell’intestino. Inoltre, interagiscono con la mucosa intestinale e il microbiota, favorendo una risposta glicemica più graduale. La loro attività "insulino-mimetica" non significa che agiscano come l'insulina, ma piuttosto che ne migliorano l'efficacia e l'attività cellulare, stimolando vie di segnalazione simili a quelle attivate dall’ormone, come i trasportatori Glut, facilitando così l’utilizzo del glucosio da parte delle cellule. Inoltre, la loro potente azione antiossidante e antinfiammatoria riduce lo stress cellulare che porta all'insulino-resistenza, supportando indirettamente una migliore sensibilità all'insulina.
Qual è il rischio di sicurezza più significativo associato ad alcuni metaboliti della clorofilla?
La clorofilla non presenta particolari problematiche, mentre suoi metaboliti e derivati in grado di essere assorbiti a livello intestinale hanno un significativo rischio di sicurezza, in particolare riguardo la fototossicità dei prodotti di degradazione, come le feoforbidi. Queste molecole, se si accumulano nell’organismo, per esempio a causa di dosaggi elevati, assorbono la luce solare e generano specie reattive dell'ossigeno a livello della pelle. L'esposizione al sole può quindi provocare dermatite fototossica, caratterizzata da eritemi, vesciche o irritazione nelle aree cutanee esposte.
Perché gli studi preclinici hanno un valore predittivo limitato per l'efficacia e la sicurezza nell’uomo?
I modelli su cellule, su animali o in silico per la farmacocinetica e farmacodinamica non replicano pienamente come il corpo umano assorbe e metabolizza i composti, rendendo difficile prevedere i livelli attivi raggiunti nei tessuti e l’attività complessiva. Senza una valutazione su vasta scala della sicurezza a lungo termine, soprattutto riguardo a rischi come la fototossicità, e degli esiti clinici reali come, per esempio, la riduzione dell'HbA1c in pazienti affetti da diabete, i dati di laboratorio rimangono ipotesi. Questa lacuna nella traslazione clinica rappresenta la sfida maggiore per portare la clorofilla e suoi derivati in ambito terapeutico.
Quali strategie innovative vengono proposte per superare questa lacuna critica e accelerare la traduzione in clinica?
Le strategie potrebbero indirizzarsi su due aree. Per mitigare i rischi come la fototossicità andrebbe studiata una modifica chimica dei composti, o l'uso di sistemi di rilascio mirati all'intestino. Questo secondo approccio manterrebbe l'efficacia a livello intestinale sulla digestione del glucosio e sul microbiota. Si potrebbe, inoltre, puntare a una migliore predittività attraverso modelli innovativi come le piattaforme organ-on-a-chip e le simulazioni in silico di trial clinici. Questi sistemi più sofisticati, insieme a rigorosi studi di dose-risposta e ottimizzazione della formulazione, avrebbero il vantaggio di identificare i candidati più sicuri ed efficaci prima di avviare uno studio clinico sull'uomo.
Quali sono le fonti naturali più ricche di clorofilla e, data l'importanza dell'assunzione di frutta e verdura, l'aumento del consumo di vegetali a foglia verde scuro può già offrire benefici per la salute metabolica e la tolleranza al glucosio?
Le fonti naturali più ricche di clorofilla sono le verdure a foglia verde scuro, come spinaci, cavolo nero, lattuga romana e bietole. L'aumento del consumo di questi vegetali offre già benefici significativi per la salute metabolica. Questi alimenti non solo forniscono clorofilla con i suoi potenziali benefici antiossidanti, ma sono anche ricchi di fibre, che rallentano l'assorbimento del glucosio, e di altri micronutrienti come vitamine e antiossidanti, che supportano il controllo della glicemia. Pertanto, integrare la dieta con queste fonti è una strategia nutrizionale fondamentale per migliorare la tolleranza al glucosio e il controllo metabolico generale.
Nicola Miglino
