D.ssa Natale, cosa sono esattamente i prebiotici e perché sono considerati benefici per la salute?
I prebiotici sono composti derivati dalla dieta non digeribili, che vengono utilizzati selettivamente come substrati dai microrganismi dell'ospite, e quindi dall’ essere umano, e che apportano benefici alla salute. In altre parole, i composti prebiotici vengono utilizzati come fonte di nutrimento dal microbiota intestinale e ne favoriscono l'equilibrio. Grazie alla loro azione regolatoria sul microbiota, i prebiotici contribuiscono al corretto funzionamento intestinale e influenzano positivamente vari aspetti della salute come la risposta immunitaria e la regolazione ormonale.
Quali sono i principali tipi di prebiotici studiati in questa ricerca e dove sono stati trovati in quantità significative negli alimenti analizzati?
Abbiamo valutato la presenza dei frutto-oligosaccardi (FOS) chestosio, nistosio e 1 F-β-fruttofuranosilnistosio e dei galatto-oligosaccaridi (GOS) stachiosio e raffinosio in numerosi cibi. I FOS erano più rappresentati nei cereali integrali, e i GOS nei legumi, soprattutto i prodotti a base di soia secca.
Qual è stata la metodologia utilizzata per quantificare il contenuto di prebiotici negli alimenti analizzati?
La quantificazione dei prebiotici è stata effettuata mediante idrolisi alcalina accoppiata a cromatografia a scambio anionico ad alte prestazioni con rivelazione amperometrica pulsata (HPAEC-PAD). Questa tecnica consente di raggiungere bassi limiti di quantificazione degli analiti e di rilevare i prebiotici in un ampio intervallo di polimerizzazione. In altre parole, HPAEC-PAD è tra i metodi più sensibili, capace di rilevare anche piccole quantità di prebiotici e di identificare strutture molecolari di varie dimensioni.
Quali sono stati i risultati principali riguardo al contenuto di prebiotici nei diversi gruppi di alimenti (frutta e frutta a guscio, legumi, cereali)?
La frutta fresca analizzata conteneva chestosio (lamponi) e nistosio (mirtilli), mentre la frutta disidratata, rappresentata dall’uva passa, conteneva solo raffinosio. La frutta a guscio conteneva sia raffinosio che stachiosio (castagne e noci). Invece, l’ampia gamma di legumi analizzati conteneva principalmente raffinosio e stachiosio, con scarse quantità di chestosio riscontrate solo nella soia tostata, mentre i cereali erano particolarmente ricchi di chestosio e raffinosio ma contenevano anche tutti gli altri prebiotici oggetto di analisi.
P.ssa Rossi, qual è stata la stima dell'assunzione media giornaliera di FOS e GOS nella popolazione italiana analizzata?
Nella nostra popolazione in studio l’assunzione media giornaliera di prebiotici era di 0,607g, di cui 0,236g di FOS e 0,242g di GOS.
Qual è stato il contributo percentuale di alcuni alimenti specifici (lamponi, castagne, noci, uva passa, latte di soia, yogurt di soia, crusca di frumento) all'assunzione totale di prebiotici nella popolazione studiata?
Il consumo di questi alimenti ha contribuito per circa il 4% all’assunzione totale di chestosio, per l’1% a quella di nistosio, per il 15% a quella di raffinosio e per l’8% a quella di stachiosio.
In che modo i risultati di questa ricerca si confrontano con studi precedenti sulla quantificazione dei prebiotici negli alimenti?
Per la maggior parte degli alimenti analizzati in questo studio non erano disponibili dati in letteratura sul contenuto di prebiotici, e sono quindi risultati del tutto originali. L’eterogeneità delle tecniche analitiche utilizzate per gli alimenti per i quali erano stati pubblicati dei dati rende comunque difficile un confronto diretto con i nostri risultati.
Qual è il significato di questa ricerca e come potrebbe contribuire a futuri studi sulla salute e la nutrizione?
Abbiamo reso disponibili i dati relativi al contenuto di prebiotici di numerosi alimenti, ottenuti mediante una tecnica di rilevamento altamente performante. Ciò consentirà a futuri studi epidemiologici di valutare il consumo di prebiotici in varie popolazioni e il loro possibile impatto nel ridurre il rischio di alcune malattie legate a squilibri nel microbiota, come le patologie infiammatorie intestinali, le malattie cardiovascolari e i tumori del tratto digerente. Una comprensione più approfondita di come i prebiotici influenzano la salute potrebbe quindi avere un impatto sulle linee guida per l'alimentazione e sugli interventi di salute pubblica.
Nicola Miglino
