Prof. Borghini, qual è, innanzitutto, il ruolo principale della Gfd e perché il suo utilizzo si è diffuso oltre il trattamento della celiachia?
La dieta senza glutine è, a oggi, l’unico trattamento sicuro ed efficace per la malattia celiaca. Richiede una attenzione alta e deve essere seguita per tutta la vita, con un monitoraggio clinico periodico che include soprattutto aspetti sintomatologici, sierologici, endoscopici e istologici. Tuttavia, negli ultimi anni si è assistito a un notevole incremento di soggetti che seguono una Gfd anche senza evidenza di celiachia, sotto la spinta di campagne pubblicitarie dell’industria alimentare o dopo raccomandazioni di alcuni nutrizionisti, senza poi dimenticare il ruolo di influencer o celebrità sui social media.
Quali sono le principali condizioni correlate al glutine, oltre alla malattia celiaca?
La più nota è la Sensibilità al glutine non-celiaca, che presenta sintomi intestinali ed extra-intestinali glutine-dipendenti, tuttavia in assenza dei marcatori diagnostici tipici della celiachia. La sua prevalenza è stimata essere circa il 6%, ma ancora oggi sono molti gli interrogativi circa la sua eziopatogenesi e i suoi criteri diagnostici. L’Allergia al grano è, invece, una reazione allergica classica o di tipo 1, scatenata dall’ingestione dalle proteine del frumento, quindi, non specificamente del glutine, che può presentare manifestazioni intestinali ed extra-intestinali sovrapponibili alla celiachia. Inoltre, molti studiosi hanno tentato approcci terapeutici con la Gfd anche in altre condizioni patologiche, come la sindrome dell’intestino irritabile, malattie neurologiche e psichiatriche, la psoriasi e l’endometriosi. Tuttavia, in tali casi, i risultati sono apparsi piuttosto contrastanti.
Quali sono i benefici della Gfd nel contesto della malattia celiaca?
Sono moltissimi. In primis, il trattamento della sindrome da malassorbimento consente un miglioramento dello stato nutrizionale, dell’anemia sideropenica microcitica, dell'assorbimento di vitamine, in particolare vitamina D, folato e B12, e di minerali. Migliorano inoltre la composizione corporea, la forza e la salute psicologica. Mentre regredisce lo stato infiammatorio, migliorano i sintomi intestinali ed extra-intestinali, specialmente diarrea, stitichezza, dolore e gonfiore addominale, osteoporosi, dermatite, cefalea. Infine, si suppone che un corretto trattamento con Gfd eviti o mitighi possibili comorbilità e complicazioni della celiachia, come ulteriori malattie autoimmuni quali, per esempio, tiroidite autoimmune, diabete di tipo 1, artriti, o infertilità. Ancora non è chiaro, invece, l'ipotetico ruolo protettivo della Gfd nello sviluppo di neoplasie nei celiaci, specialmente per ciò che riguarda i linfomi.
Quali sono alcuni potenziali effetti negativi della Gfd, specialmente in assenza di una reale necessità medica?
I prodotti senza glutine hanno generalmente scarsa palatabilità e alto costo, anche cinque volte superiore. Non bisogna poi dimenticare l’enorme peso sociale e psicologico della Gfd, tale da condizionare la vita non solo del singolo individuo, ma anche di tutte le persone che lo circondano. Una Gfd indiscriminata influisce negativamente anche su un corretto percorso diagnostico verso la celiachia: infatti, una volta intrapresa la Gfd, è necessario reintrodurre quantità appropriate di glutine per un periodo di tempo adeguato per poter eseguire i test diagnostici. Esiste inoltre un serio rischio nutrizionale legato a una Gfd di bassa qualità con dieta selettiva, alimenti confezionati, squilibrio di macro- e micronutrienti, aumento di grassi saturi e lipidi, carboidrati semplici e sodio. Per ultimo, la Gfd può provocare esacerbazione o insorgenza di altre comorbilità simili alla sindrome dell’intestino irritabile.
In che modo la Gfd può contribuire allo sviluppo o all'aggravamento di disturbi simili alla sindrome dell'intestino irritabile?
È stata già dimostrata scientificamente una correlazione fra Gfd e una maggiore esposizione a metalli pesanti, in particolare del nichel alimentare, e questo può essere responsabile dell'insorgenza/peggioramento di sintomi gastrointestinali ed extra-intestinali nei pazienti sensibili al nichel stesso. Tuttavia, non si può escludere l'accumulo di ulteriori agenti potenzialmente dannosi durante la Gfd, come per esempio i FODMAPs o l’eccesso di istamina. Accade molto spesso che più condizioni patologiche fra queste si vadano a configurare e sovrapporre.
Cosa sono i FODMAPs e come possono influenzare i sintomi intestinali?
Il termine è un acronimo, derivato da "Fermentable, Oligo-, Di-, Mono-saccharides And Polyols” e identifica molecole ad alto impatto fermentativo che includono lattosio, fruttosio, fruttani, galatto-oligosaccaridi e polioli quali sorbitolo, mannitolo, xilitolo e maltitolo. Sono molecole scarsamente assorbite a livello intestinale a causa dell'assenza di enzimi in grado di idrolizzare i legami glicosidici, oppure per via di trasportatori scarsamente efficienti o perché sono semplicemente troppo grandi per la diffusione. Pertanto, i FODMAPs possono causare sintomi gastrointestinali dovuti all'accumulo eccessivo di liquidi e gas. Una Gfd può portare a un sovraccarico di FODMAPs, per esempio con un consumo eccessivo di legumi, amaranto o molti tipi di verdura e frutta, causando sintomi simili alla sindrome dell'intestino irritabile.
Cos'è la reattività al nichel alimentare e come si collega alla Gfd?
Anche detta mucosite allergica da contatto al nichel, la reattività al nichel alimentare rappresenta il risultato di un accumulo, prima intestinale e poi anche sistemico, di questo metallo a causa di una alimentazione sbilanciata in soggetti predisposti e sensibilizzati. È un’allergia di tipo 4, pertanto a effetto ritardato, che può far scaturire sintomi simil-Ibs. Questo è quello che accade anche durante la Gfd, a seguito del sovraccarico di alcuni alimenti ad alto contenuto di nichel, come grano saraceno, miglio, riso integrale, quinoa integrale, sorgo, mais o patate.
In che modo un approccio multidisciplinare può essere utile nella gestione della Gfd e dei disturbi correlati?
Abbiamo dunque inteso che in alcune condizioni la Gfd può essere in grado di indurre anche molti effetti negativi su più fronti, dal biologico-medico, passando per quello nutrizionale, fino allo psico-sociale. Inoltre, molti dei disturbi simil-Ibs esacerbabili con la Gfd sono ancora sottovalutati e possono spesso sovrapporsi, rendendo il quadro clinico ancora più complesso da interpretare. È quindi consigliabile che un'unità di specialisti integrati composta da un gastroenterologo, un nutrizionista e persino uno psicoterapeuta monitori tale condizione dietetica, al fine di verificare l'appropriatezza della Gfd e salvaguardarne tutti gli aspetti multidisciplinari.
Nicola Miglino
