Effetti cardioprotettivi della chetosi nutrizionale

20 Gennaio 2025

La chetosi nutrizionale, ottenuta attraverso diete chetogeniche, digiuno intermittente o altre metodologie, mostra promettenti effetti cardioprotettivi, agendo su infiammazione, funzione endoteliale e metabolismo lipidico. Tuttavia, è fondamentale considerare i limiti e le controindicazioni, personalizzando l'approccio e monitorando attentamente i pazienti per garantire sia efficacia che sicurezza. Questo, in sintesi, il messaggio di una review da poco pubblicata su Nutrients. A parlarcene, Giulia Matacchione, ricercatore sanitario presso l’Istituto Nazionale di Ricovero e Cura per Anziani INRCA IRCCS di Ancona, tra gli Autori del lavoro.

D.ssa Matacchione, cos’ è la chetosi nutrizionale e come si ottiene?
Si tratta di uno stato metabolico che si instaura quando in un organismo, in mancanza di glucosio, vengono utilizzati i grassi come principale fonte di energia, con conseguente produzione di corpi chetonici quali acetone, acetoacetato, β-idrossibutirrato, processo cosiddetto di chetogenesi. Si ottiene riducendo drasticamente l'assunzione di carboidrati, generalmente sotto i 50 g al giorno, e aumentando il consumo di grassi, spesso in associazione a un moderato apporto proteico.

Qual è il legame tra obesità e malattie cardiovascolari?
L'obesità è un fattore di rischio significativo per le malattie cardiovascolari. L'obesità aumenta il volume plasmatico totale e la gittata cardiaca, aumentando così il carico di lavoro del cuore. Queste anomalie accrescono il rischio di ischemia, insufficienza cardiaca, fibrillazione atriale, aritmie ventricolari complesse, oltre a disfunzioni diastoliche e sistoliche. L’obesità può portare a ipertensione, dislipidemia, insulino-resistenza e infiammazione cronica, tutti fattori che contribuiscono allo sviluppo di aterosclerosi, ictus e infarto del miocardio. In particolare, l’adiposità viscerale aumenta direttamente i fattori di rischio cardiovascolare, come la dislipidemia, il diabete di tipo 2, l'ipertensione arteriosa e i disturbi del sonno.

In che modo la dieta chetogenica si differenzia dalle altre diete per la salute cardiovascolare?
La maggior parte degli studi recenti sembra dimostrare ampiamente che la riduzione dei carboidrati a livelli che inducono la chetosi fisiologica può portare a benefici significativi nei profili lipidici del sangue. Gli effetti della dieta chetogenica a bassissimo contenuto di carboidrati o Very low-calorie ketogenic diet - VLCKD - sembrano particolarmente evidenti sui livelli di trigliceridi nel sangue, con effetti positivi significativi anche sulla riduzione del colesterolo totale e sull'aumento delle lipoproteine ad alta densità, le HDL. Inoltre, è stato riportato che le Vlckd aumentano la dimensione e il volume delle LDL, ovvero le lipoproteine a bassa densità, che è considerato un fattore di riduzione del rischio di malattie cardiovascolari. Inoltre, a differenza delle diete ipocaloriche, che esercitano effetti antinfiammatori principalmente attraverso la perdita di peso, la dieta chetogenica agisce anche in maniera diretta sui processi infiammatori tramite la produzione di corpi chetonici, la soppressione del rilascio dell’insulina e l'ottimizzazione delle funzionalità mitocondriali.

Quali sono i principali meccanismi attraverso cui la chetosi nutrizionale esercita effetti cardioprotettivi?
I meccanismi includono la riduzione dell'infiammazione e dello stress ossidativo in quanto sono state dimostrate proprietà antinfiammatorie e antiossidanti dei corpi chetonici. Inoltre, la dieta chetogenica favorisce una migliore funzione dell’endotelio vascolare, migliorando la biodisponibilità dell’ossido nitrico, una molecola chiave per la vasodilatazione, contribuendo ad abbassare il rischio di aterosclerosi. La chetosi modula anche il metabolismo lipidico riducendo i livelli di trigliceridi e promuovendo un aumento delle HDL. Inoltre, migliora la qualità delle particelle di LDL, aumentando la loro dimensione e volume, il che riduce la loro aterogenicità e il rischio cardiovascolare complessivo.

Qual è il ruolo dell'infiammazione nelle malattie cardiovascolari e come la chetosi la contrasta?
L'espansione del tessuto adiposo viscerale, detto VAT, è strettamente legata all'infiammazione. Il VAT attira macrofagi e cellule immunitarie, che rilasciano citochine pro-infiammatorie come il TNF-α e l'IL-6, contribuendo a un'infiammazione cronica di basso grado sia locale che sistemica. L'infiammazione cronica è un fattore chiave nello sviluppo delle malattie cardiovascolari, contribuendo, per esempio, alla formazione di placche aterosclerotiche.  La chetosi nutrizionale contrasta l'infiammazione riducendo i livelli di citochine pro-infiammatorie e favorendo un ambiente antinfiammatorio grazie all’azione dei corpi chetonici, in particolare il β-idrossibutirrato. Inoltre, lo stato di chetosi riduce l'infiammazione anche attraverso l'eliminazione degli zuccheri semplici, la restrizione dei carboidrati e l'integrazione di acidi grassi Omega-3.

Oltre alla dieta chetogenica, quali altri metodi possono indurre la chetosi nutrizionale?
Tra i metodi che possono indurre la chetosi nutrizionale, oltre alla dieta, troviamo il digiuno intermittente o prolungato che riduce le riserve di glicogeno e aumenta la produzione di corpi chetonici. Anche l’esercizio fisico intenso esaurisce il glicogeno muscolare, favorendo la chetosi. Inoltre, il consumo di trigliceridi a catena media, gli MCTs, che vengono rapidamente metabolizzati in corpi chetonici, forniscono una fonte immediata di β-idrossibutirrato. Tra le fonti principali di MCTs ci sono l’olio di cocco, che contiene circa il 55-65% di MCTs, l’olio di palmisto e latticini come burro e formaggi, sebbene in quantità minori. Infine, l’integrazione con chetoni esogeni, che fornisce direttamente corpi chetonici.

Cosa si intende per chetosi nutrizionale e terapeutica e quali sono le differenze?
La chetosi nutrizionale generalmente comporta livelli di chetoni nel sangue compresi tra 0,5 e 3,0 mmol/L, raggiunti attraverso modifiche dietetiche come le diete chetogeniche o il digiuno intermittente. Questo livello di chetosi è sufficiente per offrire vari benefici metabolici e cardiovascolari senza il rischio di chetoacidosi. La chetosi terapeutica, invece, viene utilizzata in ambito clinico per gestire alcune condizioni mediche, come l'epilessia e alcune malattie neurodegenerative. In questo caso, i livelli di chetoni nel sangue sono più elevati, generalmente compresi tra 3,0 e 7,0 mmol/L, e vengono raggiunti tramite protocolli dietetici più rigorosi o l’integrazione di chetoni esogeni. Comprendere la distinzione tra questi due livelli di chetosi è fondamentale per adattare gli interventi alle esigenze individuali dei pazienti e ottimizzare i risultati terapeutici.

Quali sono i limiti della dieta chetogenica e le precauzioni da adottare?
Durante le prime fasi, è comune sperimentare effetti collaterali come stanchezza, nausea, alitosi, calo di concentrazione e malessere generale dovuti all'adattamento metabolico del corpo. Sul lungo termine, invece, possono manifestarsi rischi come squilibri elettrolitici, alterazioni vitaminiche, carenze nutrizionali, crisi ipoglicemiche. È doveroso sottolineare che questa dieta non è adatta a tutti: è sconsigliata alle persone affette da insufficienza renale, gravi patologie epatiche o disturbi alimentari. Per questi motivi, il monitoraggio medico è essenziale, soprattutto per coloro che presentano condizioni di salute preesistenti, al fine di prevenire complicazioni e garantire che la dieta sia seguita in modo sicuro.

Nicola Miglino

 

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