Tradizionalmente, il consiglio dietetico per chi soffre di problemi renali si concentrava quasi esclusivamente sulla quantità di energia e proteine, oltre che sulla limitazione drastica di singoli micronutrienti. Ai pazienti veniva ordinato di evitare rigorosamente frutta e verdura ad alto contenuto di potassio, prodotti lattiero-caseari, cereali integrali, legumi, semi e noci. L’obiettivo primario era ridurre il rischio di iperkaliemia e iperfosfatemia, promuovendo al contempo un elevato consumo di proteine animali per evitare il deperimento proteico-energetico.
Oggi, gli esperti mettono in discussione queste premesse. Secondo il team internazionale di specialisti, questo approccio basato sulla privazione potrebbe aver causato più danni che benefici, portando a carenze nutrizionali e a una dieta eccessivamente monotona.
Un nuovo paradigma
Il nuovo modello proposto si fonda sui principi di equilibrio, varietà e moderazione. Invece di temere i vegetali, la nuova terapia nutrizionale incoraggia una dieta ricca di piante e più variegata. L’obiettivo non è solo proteggere i reni, ma assicurare un'adeguatezza nutrizionale complessiva per prevenire complicanze come la stitichezza, la dislipidemia e la disglicemia.
Ai pazienti viene ora consigliato di consumare una vasta gamma di alimenti: frutta e verdura intere, legumi, noci, semi, cereali integrali, ma anche carni magre e pesce. Questa varietà permette di ottenere i nutrienti necessari mantenendo un profilo salutare che la vecchia "dieta renale" spesso trascurava.
Il pericolo dei cibi ultra-processati
Uno dei punti cardine di questa trasformazione riguarda la distinzione tra cibi naturali e prodotti industriali. Piuttosto che eliminare cibi sani come i legumi, gli esperti raccomandano di sostituire i cibi ultra-processati con alternative minimamente processate e preparate in casa. I prodotti industriali sono spesso ricchi di additivi a base di sodio, potassio e fosforo, che risultano molto più pericolosi dei minerali contenuti naturalmente nei cibi integrali. Una pianificazione dei pasti accurata e la scelta di metodi di cottura appropriati diventano strumenti fondamentali per permettere al paziente di godere di una dieta sana e varia senza rischi.
Una dieta "sartoriale"
Non esiste più, dunque, una soluzione valida per tutti. “La moderna terapia nutrizionale deve essere flessibile e personalizzata, tenendo conto delle abitudini alimentari attuali del paziente e dei determinanti comportamentali che guidano le sue scelte”, sottolineano gli Autori. “Le restrizioni su alimenti altrimenti sani dovrebbero essere applicate solo come ultima risorsa, quando gli squilibri minerali non rispondono ad altri trattamenti, e dovrebbero essere sempre accompagnate da alternative che mantengano l'equilibrio della dieta. La nutrizione per la Mrc sta diventando una scienza della qualità piuttosto che della sottrazione.”
Nicola Miglino
