Nutraceutici ipolipemizzanti, guida alle formulazioni

06 Dicembre 2022

Il ricorso a un approccio nutraceutico nella gestione delle dislipidemie va affermandosi sempre più nella pratica clinica quotidiana. Il successo del risultato, però, non dipende solo dal principio attivo e dal dosaggio, ma anche dalla corretta formulazione del prodotto. Ecco allora che un gruppo di esperti della Società italiana formulatori in nutraceutica (Sifnut) ha preso in esame, su Nutrients, i dati oggi disponibili su alcuni dei nutraceutici più ampiamente diffusi in prevenzione cardiovascolare, evidenziandone la biodisponibilità e le strategie formulative più adatte. Ne parliamo con Alessandro Colletti, dipartimento di Scienza e Tecnologia del farmaco, Università degli Studi di Torino.

Dr. Colletti, da quali premesse nasce l’idea della vostra review?

Attualmente, l'approccio nutraceutico per la gestione delle dislipidemie borderline è in continuo aumento. Alcuni nutraceutici rappresentano un'ottima opportunità per la loro sicurezza generale, la fiducia del paziente e la convincente prova di efficacia specie se utilizzati in combinazione. Nonostante questa premessa, molti prodotti nutraceutici sono mal formulati e non soddisfano i requisiti minimi per garantire l'efficacia nella normalizzazione della colesterololemia e nella promozione della protezione cardiovascolare. In questo contesto, la bioaccessibilità e la biodisponibilità di alcuni attivi risulta una questione cruciale. Poca attenzione viene prestata alle formulazioni necessarie per migliorare la biodisponibilità di attivi con problematiche biofarmaceutiche: molti prodotti, infatti, si rivelano insufficienti nel garantire il pieno assorbimento enterico. La nostra review ha analizzato la letteratura nel campo di nutraceutici ampiamente diffusi in prevenzione cardiovascolare e tra quelli con maggiori problemi formulativi, evidenziandone la biodisponibilità e le strategie formulative più adatte.

Che tipo di attivi avete analizzato?

Sono stati analizzati tre attivi con azione prettamente ipolipemizzante come il riso rosso fermentato, i fitosteroli e la berberina, e il resveratrolo, quest’ultimo utilizzato in diverse formulazioni in prevenzione cardiovascolare.

Quali evidenze sono emerse dall’analisi dei dati della letteratura? Partiamo dal resveratrolo…

Il basso peso molecolare, insieme all'elevata lipofilia, fa sì che tale molecola possa essere candidata all’assorbimento sublinguale. Questa strategia potrebbe cambiare il destino della sua ridotta biodisponibilità, inferiore all’1%. A questo proposito, nuovi sistemi tecnologici, come la nanoemulsione spray liquida, si sono già dimostrati in grado di favorire un efficace assorbimento sublinguale di molecole lipofile come la vitamina D3 e l'astaxantina, e potrebbero rappresentare una valida strategia per l’assorbimento del resveratrolo.

Per quanto riguarda la berberina?

Negli ultimi anni sono stati studiati approcci alternativi per aumentare la biodisponibilità della berberina che risulta ridotta a causa della ridotta bioaccessibilità enterica. Fra le strategie utilizzate, si segnalano potenziatori della permeabilità, inibitori della glicoproteina P e sistemi di rilascio basati su microparticelle lipidiche. Per ciò che concerne i potenziatori della permeabilità intestinale, negli ultimi anni la ricerca si è focalizzata sul chitosano, un polisaccaride cationico estratto dai gusci di gamberi e granchi che ha mostrato un aumento dose-dipendente della permeazione intestinale della berberina. In particolare, le interazioni tra le cariche positive espresse dai derivati ​​quaternizzati del chitosano e le cariche negative dei gruppi carbossilici delle proteine ​​delle giunzioni strette determinano il cambiamento della struttura terziaria sterica delle giunzioni serrate, aumentando così la permeabilità della berberina.

Veniamo al riso rosso fermentato…

Il riso rosso fermentato titolato in monacoline può essere formulato e solubilizzato in trigliceridi, gliceridi parziali, tensioattivi o co-tensioattivi. Questi tipi di formulazione hanno il vantaggio di essere versatili, potendo presentarsi sotto forma di soluzioni, sospensioni, emulsioni, sistemi autoemulsionanti e microemulsioni e di poter sfruttare il metabolismo lipidico e la via linfatica per il loro assorbimento a livello intestinale. Il principale vantaggio dell'assorbimento del farmaco attraverso il sistema linfatico intestinale è il bypass del meccanismo di primo passaggio epatico che, per quanto riguarda la monacolina, rappresenta il principale ostacolo al suo assorbimento.

Infine, che dire per i fitosteroli?

Sebbene agiscano come competitori del trasportare intestinale del colesterolo Npc1L1, è importante sottolineare che la loro somministrazione con un "veicolo grasso" come, per esempio, dei grassi spalmabili o degli agenti emulsionanti come la lecitina, abbia dimostrato di migliorare la loro dispersione, solubilità e incorporazione nelle micelle, ottenendo un migliore effetto ipolipemizzante. Gli studi condotti a oggi dimostrano infatti che i migliori vettori per i fitosteroli sono gli oli vegetali per l’alto contenuto di acidi grassi monoinsaturi.

Quali conclusioni se ne possono trarre?

I nutraceutici ipolipemizzanti possono agire attraverso diversi meccanismi d'azione contribuendo alla riduzione della colesterolemia e del danno vascolare, candidandosi come potenziali migliorativi del profilo lipidico, utilizzati in combinazione con farmaci o altri nutraceutici. Tuttavia, tutto il settore della nutraceutica, e in particolare dei nutraceutici ad azione ipolipemizzante, presenta a oggi forti limiti. Infatti, mentre i prodotti farmaceutici sono strettamente regolamentati, i nutraceutici sono considerati alimenti e, di conseguenza, non richiedono sperimentazioni cliniche, ma esclusivamente una storia di consumo significativa sul territorio. Per questo motivo, diversi prodotti sul mercato non possiedono i requisiti minimi in termini di qualità, sicurezza ed efficacia. Tra gli errori più comuni ci sono le combinazioni di sostanze sottodosate o principi attivi con scarsa bioaccessibilità e biodisponibilità su cui non è stata effettuata una ricerca bionutraceutica. Infatti, il successo di un trattamento farmacologico o nutraceutico non dipende esclusivamente dalla corretta scelta del principio attivo e del dosaggio di somministrazione, ma anche dalla corretta formulazione bionutraceutica.

Nicola Miglino 

 

 

 

 

 

 

 

 

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