-->

Protezione del muscolo: beta-Idrossimetilbutirrato, vitamina D, omega-3 e probiotici

09 Dicembre 2025

Il Beta-Idrossimetilbutirrato (B-HMB) è un metabolita della leucina e si è dimostrato utile nell’attenuazione della perdita di massa, della forza e della funzione muscolare.

La farmacocinetica della leucina è caratterizzata da un assorbimento e da una distribuzione molto rapidi, mentre l’HMB è caratterizzato da un metabolismo lento nell’organismo, quindi ha un effetto più prolungato sulla sintesi proteica muscolare e sui tassi di degradazione.
Una revisione che ha incluso 203 pazienti di età superiore ai 60 anni, con sarcopenia e fragilità, ha rivelato un aumento della massa magra, mentre la forza e la funzione muscolare sono state preservate grazie all’integrazione di 3 g al giorno di HMB.
Un altro studio ha dimostrato che l’integrazione di HMB (1,5 g due volte al giorno, per un totale di 3 g/giorno) aiuta certamente a preservare la massa muscolare durante un periodo di 10 giorni di riposo a letto negli anziani sani.

Vitamina D

Alla luce della carenza endemica di vitamina D negli anziani, si dovrebbe prendere in considerazione una concomitante integrazione di vitamina D (almeno 800-1000 UI al giorno). La vitamina D ha molteplici effetti genomici e non genomici sul muscolo (ad esempio, regolazione dell’espressione genica del ciclo cellulare e differenziazione delle cellule muscolari).
Inoltre, è stato dimostrato che la vitamina D agisce in sinergia con la leucina nel potenziare l’anabolismo proteico, con un potenziale beneficio sulla funzione muscolare, in particolare in età avanzata, in presenza di livelli sierici insufficienti e in combinazione con l’attività fisica.

Acidi grassi omega-3

Gli acidi grassi della serie omega-3 (acido eicosapentaenoico (EPA; 20:5n-3) e acido docosaesaenoico (DHA; 22:6n-3) sono una classe di acidi grassi essenziali a catena lunga; le raccomandazioni attuali per l’assunzione di EPA e DHA per la salute generale variano da Paese a Paese, ma in genere si consigliano da 250 a 500 mg/giorno come combinazione di entrambi gli acidi grassi.
I PUFA omega-3 sono presenti soprattutto nei pesci grassi, al punto che il pesce potrebbe essere considerato come “alimento funzionale” per anziani affetti da sarcopenia, che dovrebbero consumare almeno tre porzioni settimanali per avere un minimo di assunzione giornaliera di 4-4,59 g di PUFA omega-3. L’effetto positivo, grazie alla nota attività antiinfiammatoria e anche all’efficacia nel controbilanciare la resistenza insulinica, dell’assunzione di EPA e DHA sul muscolo scheletrico è stato ampiamente descritto in studi in vitro, in modelli murini e anche nell’uomo.

Probiotici

La comunità scientifica ha mostrato un crescente interesse nel definire la relazione esistente tra il microbiota intestinale e la sarcopenia, ipotizzando l’esistenza di un vero e proprio asse “intestino-muscolo”. Tale concetto assume ancora più importanza negli individui anziani, che vanno incontro ad alterazioni sia a carico dei muscoli che del microbiota intestinale. Un microbiota sano potrebbe contribuire a mantenere la massa e la funzione del muscolo scheletrico sia promuovendo la sintesi proteica, il funzionamento mitocondriale e il bilanciamento tra fattori anti e pro-infiammatori. Pertanto, interventi sul microbiota sembrerebbero avere un grande potenziale nel trattamento della sarcopenia.
Diversi studi su animali affetti da condizioni cataboliche hanno indagato l’utilizzo di ceppi probiotici (prevalentemente Lactobacilli) nel trattamento della sarcopenia, con effetti positivi riguardo alla massa muscolare, forza, endurance e riduzione della mortalità. Ciò è probabilmente legato all’effetto antinfiammatorio della supplementazione, che va a contrastare la disbiosi e condizioni come il leaky gut (aumento della permeabilità della parete intestinale) e l’up-regolazione del fattore nucleare kB (NF-kB), un complesso che si trova all’interno delle cellule che, se attivato da stimoli infiammatori, porta alla produzione di molecole che alimentano il processo infiammatorio.
I target a livello muscolare sono numerosi e probabilmente differenti tra i diversi ceppi probiotici: tra questi vi sono la stimolazione di fattori anabolici quali IGF-1, il pathway di mTOR, la regolazione dello stato energetico delle miocellule tramite AMPK, inibizione della proteolisi e dello stato ossidativo.
Promettenti studi hanno valutato l’impatto di tale supplementazione sull’uomo. Recentemente, uno studio in doppio cieco randomizzato ha riscontrato come una supplementazione di almeno 6 settimane con Lactobacillus plantarum TWK10 (6 × 1010 unità formanti colonia -UFC- al giorno) potesse migliorare la massa e la funzione muscolare in anziani considerati fragili. Un altro studio randomizzato mirava a valutare l’efficacia di un’integrazione a base del probiotico Lactobacillus paracasei PS23 (30 mld UFC liofilizzato), unitamente ad acidi grassi omega-3 (500 mg) e leucina (2,5 g), in 60 soggetti anziani. Dopo 2 mesi di intervento, i pazienti trattati mostravano un aumento significativo della massa magra appendicolare e una riduzione del tessuto adiposo viscerale, rispetto al gruppo placebo. Inoltre, migliorava anche la funzione muscolare, valutata attraverso la scala Tinetti, il punteggio totale della Short Physical Performance Battery (SPPB) e la forza di presa della mano.
Uno studio giapponese ha valutato l’effetto prebiotico di 1-chestosio (un componente del fruttooligosaccaride, composto da una molecola di glucosio e due di fruttosio), somministrato 10 grammi al giorno, due volte al giorno, in pazienti anziane sarcopeniche. Dopo 12 settimane di trattamento si è osservato un aumento significativo di Bifidobacterium longum nel microbiota intestinale; inoltre, è stata rilevata una riduzione della percentuale di massa grassa e un miglioramento dei parametri riguardanti la forza e la massa muscolare. Tuttavia, non è stata identificata una relazione significativa tra l’aumento della massa magra e la modifica nel microbiota.
In conclusione, una condizione di disbiosi o in generale di alterazione del microbiota intestinale, dovuta all’età o a fattori esterni, potrebbe essere implicato nello sviluppo della sarcopenia attraverso diversi meccanismi, legati soprattutto al rilascio di fattori pro-infiammatori.


Mariangela Rondanelli, Clara Gasparri - Unità Operativa Complessa di Riabilitazione ad Indirizzo Metabolico, Dipartimento di Sanità Pubblica, Università di Pavia
Bibliografia disponibile su richiesta


Top
Questo sito utilizza i cookies, che consentono di ottimizzarne le prestazioni e di offrire una migliore esperienza all'utente. More details…