L’EFSA ha infatti accertato associazioni in questo senso per le vitamine B1, B3 o niacina, B9 o acido folico, B12, per la vitamina C, per la biotina e per il magnesio, per i quali infatti è stato autorizzato dalla Commissione Europea il claim di salute, che può essere impiegato per i prodotti (alimenti o integratori) che siano fonti significative dei nutrienti (ne contengano cioè almeno il 15% dei valori nutritivi di riferimento per 100 g o per unità di consumo). Gli effetti favorevoli di questi micronutrienti sono stati individuati originariamente osservando le conseguenze negative del loro apporto insufficiente con la dieta: nel caso della tiamina, per esempio, la carenza può comportare apatia, confusione e irritabilità, oltre a diminuzione della memoria a breve termine; segni clinici analoghi caratterizzano la pellagra, conseguenza diretta dell’assunzione insufficiente di niacina; irritabilità e difficoltà di concentrazione sono comuni nell’anemia con carenza di acido folico e /o di vitamina B12; la depressione del tono dell’umore, che è il sintomo associato al deficit grave di biotina, soprattutto nell’adulto, e di vitamina C (scorbuto), è stata messa in relazione anche con il calo dei livelli di magnesio.
Queste osservazioni trovano conferma negli studi epidemiologici e sono corroborate dalle ricerche di base che hanno permesso di ipotizzare i meccanismi d’azione determinanti del ruolo di vitamine e minerali per supportare il tono dell’umore e contrastare l’ansia.
Per esempio, alcuni studi di popolazione hanno mostrato un minore rischio di depressione tra i soggetti che hanno livelli di assunzione di vitamina B12 e folato più elevati: è stato ipotizzato che la riduzione della S-adenosil metionina e l’aumento dei livelli di omocisteina conseguenti alla carenza di queste vitamine, e quindi l’impatto sulla sintesi dei neurotrasmettitori e sulla produzione di composti neurotossici, possano svolgere un ruolo nell’insorgenza della sintomatologia depressiva.
La valutazione dei dati disponibili relativamente alla supplementazione con acido folico, acido folinico o L-5-metilfolato, fornisce risultati complessivamente favorevoli, specie per dosaggi elevati, e soprattutto per il metilfolato, che viene più rapidamente assorbito, anche se anche se l’intervallo di confidenza piuttosto ampio dell’effetto osservato non consente di raggiungere la significatività statistica.
Numerosi studi hanno valutato il ruolo della vitamina D negli stati ansiosi e nelle affezioni del tono dell’umore. Il suo coinvolgimento nei processi neurofisiologici legati alla depressione è stato ipotizzato in seguito alla scoperta di recettori specifici nelle cellule cerebrali, che sono sottostimolati quando il livello di vitamina D è insufficiente. Bassi livelli circolanti di vitamina D, che riflettono sia l’inadeguata esposizione alla luce solare e sia il basso apporto con la dieta, sono stati messi in relazione con disturbi della sfera psicologica. L’eterogeneità dei protocolli sperimentali, delle popolazioni studiate, delle concentrazioni di vitamina utilizzate, spiega probabilmente la modesta qualità delle evidenze ad oggi disponibili e la necessità di ricerche mirate e metodologicamente rigorose.
A supporto del ruolo del magnesio nel mantenimento della funzione psicologica sono invece i risultati di studi che registrano livelli sierici più bassi nei soggetti con sintomi di depressione e l’osservazione di alterazioni a livello neuroendocrino e disturbi del sonno in relazione a livelli insufficienti del minerale (coinvolto in più di 300 processi cellulari).
Studi clinici e preclinici sostengono un effetto favorevole del magnesio anche sull’ansia soggettiva nei soggetti vulnerabili all’ansia stessa. Tuttavia, la qualità delle prove esistenti è modesta e sono necessari studi randomizzati e controllati ben progettati per confermare ulteriormente l’efficacia dell’integrazione di magnesio e per definire le caratteristiche della supplementazione ottimale.
Il magnesio non sembra essere l’unico minerale implicato nella regolazione dell’umore: nei quadri di depressione si rilevano più facilmente livelli ridotti anche di zinco, la cui carenza aumenta il rischio di sbalzi d’umore e irritabilità. Una metanalisi di trial clinici randomizzanti suggerisce il possibile ruolo della supplementazione con questo minerale come coadiuvante della terapia farmacologica in pazienti con bassi livelli endogeni.
Anche la letteratura sugli effetti di combinazioni di vitamine e minerali si è arricchita negli ultimi anni, parallelamente alla diffusione di questi prodotti. La metanalisi di 8 studi clinici controllati e randomizzati, pur non riportando effetti significativi sui sintomi tipici della depressione nei pazienti, ha mostrato il miglioramento dell’umore e la riduzione dello stato di ansia e dello stress percepito in soggetti di età compresa tra 25 e 70 anni, apparentemente sani, dopo almeno 28 giorni di supplementazione con complessi di vitamine del gruppo B e mix di minerali.
Franca Marangoni, NFI - Nutrition Foundation of Italy, Milano
Bibliografia disponibile su richiesta
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Benessere psicologico: vitamine e minerali
È noto da tempo il ruolo essenziale nel metabolismo e nella funzionalità delle cellule del sistema nervoso delle vitamine del gruppo B, C, della biotina e di minerali come potassio, magnesio, rame: ad alcuni di questi micronutrienti viene riconosciuto anche un contributo specifico nei confronti del benessere psicologico.

