Tra i possibili meccanismi d’azione, l’effetto di contrasto della neuroinfiammazione è stato proposto alla luce delle proprietà antinfiammatorie attribuite agli omega-3 di origine marina.
Gli autori di una meta-revisione sistematica di 33 metanalisi di studi clinici controllati contro placebo condotti per studiare l’effetto di diversi nutraceutici sulla salute mentale, per un totale di 10.951 persone, concludono che l’evidenza più forte riguarda la relazione tra acidi grassi polinsaturi omega-3 a lunga catena e segni della depressione.
Le potenzialità della supplementazione con omega-3 nella gestione di stati d’ansia e abbassamento del tono dell’umore sono confermati da una recente umbrella review: l’effetto favorevole per quanto modesto emerge dalla maggior parte degli studi inclusi nelle metanalisi esaminate, tutte considerate di qualità elevata, specie per dosaggi più elevati di questi acidi grassi, non ottenibili con un’alimentazione ricca di pesce (l’alimento più ricco di EPA e DHA).
Azioni sul microbiota
L’asse microbiota-intestino-cervello è certamente una delle più attraenti aree di ricerca emerse dalle neuroscienze. La relazione tra microbiota e salute mentale, inizialmente rilevata nell’ambito del cosiddetto “disastro di Walkerton”, quando, a seguito della contaminazione da Escherichia coli, del ceppo O157:H7, dell’acqua potabile, vi fu un aumento del rischio di sviluppare depressione e stati ansiosi, è stata confermata successivamente da studi sperimentali che hanno messo in luce l’interazione tra composizione del microbiota, salute intestinale e comportamento emotivo.
Da qui la definizione di “psicobiotici”, ovvero quei batteri probiotici che modulano il microbiota intestinale per influenzare a diversi livelli la salute del sistema nervoso centrale. Per alcuni ceppi di probiotici sono stati dimostrati effetti positivi sulla riduzione dei sintomi depressivi, come mostrano le conclusioni cui giungono gli autori di una revisione sistematica degli studi condotti con probiotici, prebiotici e sinbiotici: nonostante la qualità non ottimale della maggior parte delle ricerche disponibili, dati confortanti sono stati rilevati per una combinazione di Lactobacillus helveticus R0052 e Bifidobacterium longum R0175, per formulazioni di Lactobacillus acidophilus e casei e Bifidobacterium bifidum e per una preparazione di Bacillus coagulans (MTCC 5856), o Clostridium butyricum (CBM588).
Franca Marangoni, NFI - Nutrition Foundation of Italy, Milano
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