La ricerca ha monitorato per due anni un gruppo di 656 partecipanti di età compresa tra i 55 e i 75 anni, tutti caratterizzati da sovrappeso o obesità e sindrome metabolica. L'obiettivo era analizzare come il consumo di diverse tipologie di olio d'oliva influenzasse il microbiota intestinale e le prestazioni cognitive.
I risultati hanno evidenziato una distinzione netta tra l'olio d'oliva extravergine e l'olio d'oliva comune. Mentre il consumo di olio d’oliva vergine è stato associato a un miglioramento delle funzioni cognitive generali, dell'attenzione e della memoria, l'uso di olio d'oliva comune, che contiene una percentuale maggiore di olio raffinato, è stato collegato a un declino cognitivo accelerato.
Il legame tra intestino e cervello
Uno degli aspetti più innovativi dello studio riguarda l'asse "intestino-cervello". I ricercatori hanno scoperto che l'olio d'oliva extravergine favorisce una maggiore diversità del microbiota intestinale, un indicatore chiave di buona salute metabolica. Al contrario, l'olio d'oliva comune riduce questa diversità, influenzando negativamente l'equilibrio dei microrganismi intestinali.
Nello specifico, lo studio ha identificato un genere batterico chiamato Adlercreutzia come mediatore fondamentale. I dati suggeriscono che il consumo di olio extravergine riduca l'abbondanza di questo taxon, e proprio questa modulazione sembra essere responsabile di circa il 20% dell'effetto positivo sulla funzione cognitiva generale.
Perché l'extravergine è superiore
La ragione di questa discrepanza risiede nel processo di produzione. L'olio d'oliva extravergine viene estratto esclusivamente con metodi meccanici, il che permette di preservare composti bioattivi preziosi come i polifenoli (tra cui idrossitirosolo e oleuropeina), i fitosteroli e i tocoferoli. Queste sostanze possiedono spiccate proprietà antiossidanti e antinfiammatorie che proteggono i neuroni dallo stress ossidativo e dalla neuroinfiammazione.
L'olio d'oliva comune, invece, subisce processi di raffinazione industriale volti a rimuovere impurità e migliorare la conservazione, ma che purtroppo eliminano la maggior parte di questi componenti fitochimici protettivi, pur mantenendo un profilo lipidico simile a quello del tipo vergine.
Jordi Salas-Salvadó, tra principali Autori dello studio: “La qualità del grasso che consumiamo è importante quanto la quantità. Scegliere un olio d'oliva di alta qualità, come l'extravergine, non è solo una scelta gastronomica, ma una vera e propria strategia di prevenzione nutrizionale per preservare il cervello durante l'invecchiamento. I nostri risultati offrono nuove prospettive sulla possibilità di utilizzare strategie dietetiche mirate al microbiota per promuovere la longevità cognitiva. Sebbene siano necessari ulteriori studi clinici per confermare questi meccanismi, l'evidenza attuale suggerisce che un piccolo cambiamento nella dispensa, come preferire l'olio d'oliva vergine a quello raffinato, possa fare una grande differenza per la nostra salute mentale a lungo termine”. (n.m.)
