Il selenio protegge il cuore, ma esiste un effetto soglia: oltre si rischia

19 Maggio 2025

Un recente studio condotto su un vasto campione di adulti statunitensi e pubblicato su Scientific reports (gruppo Nature) ha preso in esame l’impatto dell’assunzione di selenio sul rischio cardiovascolare.

La ricerca ha analizzato i dati di 39.372 partecipanti al National health and nutrition examination survey (Nhanes) tra il 2003 e il 2018, un'indagine trasversale rappresentativa a livello nazionale, che raccoglie dati completi sulla salute e la nutrizione della popolazione statunitense.

Utilizzando un approccio basato sull'assunzione dietetica di selenio, valutata tramite interviste, i ricercatori hanno esplorato la sua correlazione con il rischio cardiovascolare.  Lo studio si è concentrato sull'assunzione di selenio dalla dieta, escludendo gli integratori.

In termini generali, la ricerca ha evidenziato che un maggiore apporto dietetico di selenio è associato a un rischio ridotto di malattie cardiovascolari. Analizzando i partecipanti divisi in tre gruppi (terzili) in base all'assunzione di selenio, la prevalenza complessiva di malattia cardiovascolare (Cvd) diminuiva all'aumentare del consumo.

In particolare, il gruppo con un apporto medio di selenio (secondo terzile, 100,89 μg/die) ha mostrato una riduzione del rischio di Cvd del 16%, dopo correzione di potenziali fattori confondenti come età, sesso, razza, Bmi, diabete e ipertensione.

Anche in caso di specifiche condizioni come la malattia coronarica, l'insufficienza cardiaca congestizia, l'infarto cardiaco e l'angina, è stato osservato un rischio ridotto per i terzili più alti.

Tuttavia, il dato più interessante emerso dallo studio è la natura non lineare di questa relazione.

L'analisi, infatti, ha mostrato che l'aumento dell'apporto di selenio dietetico portava a una graduale diminuzione del rischio di Cvd fino a una certa soglia, identificata in circa 135,28 µg/giorno.

L'associazione tra assunzione di selenio dietetico e rischio di Cvd è rimasta generalmente coerente tra diversi gruppi per età, sesso, Bmi, diabete e consumo di alcol. Tuttavia, è stata osservata una riduzione del rischio di malattia cardiovascolare aterosclerotica particolarmente evidente negli individui con ipertensione.

Tra le possibili spiegazioni dell’effetto, si ritiene che le selenoproteine, come la glutatione perossidasi e la tioredossina reduttasi, svolgano un ruolo cruciale grazie alle loro proprietà antiossidanti, considerato che proprio lo stress ossidativo è un fattore patofisiologico importante nello sviluppo e nella progressione delle Cvd. Inoltre, la carenza di selenio può influenzare negativamente l’equilibrio a struttura lipidica, aumentando colesterolo e trigliceridi, noti fattori di rischio per le Cvd.

Nonostante le dimensioni notevoli dello studio Nhanes e le accurate analisi statistiche, gli autori riconoscono alcune limiti della ricerca, a partire dalla natura osservazionale, che non consente di stabilire un rapporto di causa-effetto diretto tra assunzione di selenio e il rischio di Cvd. Da non sottovalutare, inoltre, l’elemento legato ai dati auto-riferiti sui consumi.

Così concludono gli Autori: “Lo studio suggerisce che mantenere un livello ottimale di assunzione dietetica di selenio potrebbe contribuire a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari. Tuttavia, superare una certa soglia potrebbe annullare o addirittura invertire questo effetto protettivo. Sulla base di questi risultati, consigliamo cautela nell’ affidarsi esclusivamente agli integratori di selenio per la prevenzione delle Cvd, mentre è fondamentale una dieta equilibrata. Sono comunque, necessarie ulteriori ricerche prospettiche per confermare questi risultati e approfondire i meccanismi sottostanti l’azione del selenio”. (n.m.)

 

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