Il ruolo protettivo del pesce nell'evoluzione della sclerosi multipla

17 Marzo 2025

Un elevato consumo di pesce può rallentare la progressione della disabilità nelle persone con sclerosi multipla (Sm), secondo uno studio pubblicato online sul Journal of Neurology Neurosurgery & Psychiatry.

Le proprietà anti-infiammatorie e neuroprotettive dei nutrienti presenti nel pesce potrebbero essere fondamentali, affermano i ricercatori, i quali aggiungono che i loro risultati “sottolineano la potenziale importanza della dieta nella gestione della malattia”.

Prove emergenti indicano, infatti, che la dieta può svolgere un ruolo nello sviluppo di malattie infiammatorie, inclusa la Sm. Mentre ricerche precedentemente pubblicate hanno collegato il consumo di pesce a livelli inferiori di disabilità tra le persone con Sm, pochi studi hanno esaminato la capacità di rallentare o ridurre la progressione della disabilità.

Per approfondire ulteriormente, i ricercatori hanno attinto ai dati relativi a 2.719 partecipanti con nuova diagnosi (età media 38 anni) di Eims (The epidemiologic investigation of multiple sclerosis), uno studio di popolazione caso-controllo svedese su pazienti reclutati tra aprile 2005 e giugno 2015.

All'ingresso nell'Eims, tutti i partecipanti hanno fornito informazioni su esposizioni ambientali e abitudini di vita, incluso il loro consumo di pesce magro e grasso (mai o raramente; da 1 a 3 volte al mese e settimanalmente), valutato da 2 a 6, a seconda che consumassero pesce magro o grasso, o entrambi.

La progressione della malattia, misurata utilizzando la Expanded disability status scale (Edss), è stata monitorata fino a 15 anni attraverso il Registro svedese Sm.

Il peggioramento della disabilità è stato definito come un aumento del punteggio Edss di almeno 1 punto rispetto al basale, verificatotra due ulteriori controlli, a distanza di almeno 6 mesi.

Il più alto consumo di pesce alla diagnosi è stato associato a un rischio inferiore del 44% di peggioramento della disabilità, del 45% di progressione a Edss 3 e del 43% di progressione a Edss 4 rispetto a un consumo basso o del tutto inesistente.

I benefici sono risultati progressivi con l’aumento del consumo di pesce, sia magro che grasso.

Nel corso del tempo, chi ha alzato il punteggio del consumo di pesce da 2-3 a 5-6 entro 5 anni dalla diagnosi (n=16) ha mostrato un rischio inferiore del 59% di peggioramento della disabilità, rispetto a chi è rimasto ai livelli più bassi di consumo.

I risultati sono stati confermati anche al netto di potenziali fattori confondenti quali attività fisica, peso, fumo, consumo di alcol e esposizione al sole. Lo stesso quando è stato effettuato un ulteriore aggiustamento per il livello di vitamina D.

“Questo è uno studio osservazionale e, come tale, non è possibile trarre conclusioni definitive su una relazione causa/effetto”, concludono gli Autori. “Sono, pertanto, necessarie ulteriori ricerche di conferma, anche per comprendere potenziali meccanismi biologici sottostanti a tali risultati. Tuttavia, mentre gli acidi grassi Omega-3, presenti prevalentemente nel pesce grasso, possono contribuire alla riduzione della progressione della disabilità, gli effetti benefici osservati dal consumo di pesce magro suggeriscono che anche altri fattori possono svolgere un ruolo significativo. Uno di questi è la taurina, un aminoacido presente in quantità significative nel pesce e nei frutti di mare. La taurina è l'aminoacido libero più abbondante nel cervello e, sebbene esistano meccanismi endogeni per la sua produzione, è necessario un apporto esogeno per soddisfare le esigenze fisiologiche. La taurina ha diverse funzioni cellulari, tra cui azioni citoprotettive attraverso effetti antiossidanti e anti-infiammatori, che la rendono un potenziale agente terapeutico per i disturbi neurologici".

Nicola Miglino

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