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Strategie psiconutrizionali per la gestione della fame nervosa nel Binge Eating Disorder

04 Settembre 2025

 

Il Binge Eating Disorder (BED) è un disturbo alimentare caratterizzato da episodi ricorrenti di abbuffate compulsive, seguiti da un senso di perdita di controllo, angoscia e vergogna. Questi episodi sono principalmente innescati da emozioni negative ed avvengono principalmente in solitudine.

Il BED si differenzia dalla bulimia per l’assenza di pratiche compensatorie (vomito autoindotto o esercizio fisico eccessivo) ed è quindi spesso associato a sovrappeso e obesità. I pazienti mostrano ipersensibilità agli stimoli esterni legati al cibo e una ridotta percezione dei segnali interni di fame e sazietà. Il BED è spesso correlato a disturbi psicologici come depressione e ansia, che possono scatenare gli episodi di abbuffata e l’insoddisfazione per l’immagine corporea può contribuire a comportamenti alimentari disfunzionali.

Il BED è tra i disturbi più difficili da trattare, sia in termini di scelta di protocollo sia in termini di aderenza da parte del paziente e nuovi approcci terapeutici in cui la componente psicologica ha un ruolo di rilievo hanno mostrato risultati promettenti.

Gli interventi

Il BED richiede un approccio integrato che combini un supporto psicologico e strategie nutrizionali per migliorare il comportamento alimentare. Tra i principali fattori che predispongono alle abbuffate è presente la restrizione calorica prolungata e le abbuffate possono derivare da una storia di restrizione alimentare. L’equilibrio tra i macronutrienti nel controllo della fame e un modello di alimentazione equilibrata e bilanciata inducono la riduzione della produzione dell’ormone della fame (grelina) e l’aumento dell’ormone della sazietà (leptina), portando a una riduzione degli episodi di binge.

Al contrario, diete sbilanciate possono favorire picchi glicemici associati ad iperinsulinemia, seguiti da un rapido calo della glicemia che può scatenare un senso di fame intenso, con impulsi ad abbuffarsi. Inoltre, una utile strategia dietoterapica è quella di suggerire alimenti “palatabili”, ma poco calorici.  Per prevenire le abbuffate, è fondamentale sviluppare strategie che favoriscano una gestione più consapevole delle emozioni. Molti dei mangiatori compulsivi richiedono programmi dietetici tradizionali, ma questi possono essere efficaci a breve termine e possono ulteriormente disconnettere gli stimoli fisiologici di fame e sazietà dai segnali interni, inducendo una situazione che non permette di riconoscere ed affrontare la “brama edonica”.

Spesso, i pazienti con BED alternano momenti di dieta rigida a episodi di perdita di controllo, creando un circolo vizioso di restrizione e abbuffata.  Il ruolo della consapevolezza nella modulazione delle abitudini alimentari è un'area di crescente interesse scientifico e clinico. Negli ultimi anni, l'attenzione si è focalizzata su strategie nutrizionali che integrano aspetti emotivo-psicologici per gestire e prevenire le abbuffate, con l'obiettivo di promuovere una relazione sana con il cibo e il corpo, piuttosto che concentrarsi esclusivamente sulla perdita di peso.  Tra queste strategie, il mindfulness-based eating awareness training, l'intuitive eating e l'approccio inclusivo al peso (HAES) hanno guadagnato una certa rilevanza.

Una guida ragionata

La Mindfulness-Based Eating Awareness Training (MB-EAT) (Kristeller e Wolever, 2014) integra la scienza della meditazione con la scienza del nostro rapporto con l’alimentazione, il cibo e la consapevolezza corporea.  Studi clinici hanno dimostrato un miglioramento significativo del controllo dell’alimentazione, sia in assenza sia in presenza di BED, con miglioramento della depressione. Questa tecnica aiuta gli individui a coltivare una maggiore consapevolezza sia della fame e della sazietà sia degli stati emotivi e dei fattori esterni e la meditazione rappresenta la via verso il cambiamento. Gli interventi basati su questa tecnica sono in grado di migliorare i comportamenti alimentari disfunzionali e ridurre la frequenza delle abbuffate. Inoltre, la MB-EAT è stata associata ad una maggiore soddisfazione della immagine corporea e ad una riduzione dei sintomi depressivi e ansiosi.​                                                                                                                                                  

L' Intuitive eating (IE), o alimentazione intuitiva, è un approccio che incoraggia le persone a riconnettersi con i segnali interni di fame e sazietà, promuovendo un rapporto positivo con il cibo e il corpo (Kristeller JL et al. 1999). L’alimentazione intuitiva è stata definita da due dietiste americane, che hanno individuato alcuni principi fondamentali, tra cui il rifiuto delle "diete prescrittive", la disapprovazione dell’etichettare gli alimenti come "cattivi", l’incoraggiamento ad ascoltare la fame e il riconoscimento della soddisfazione nell’assunzione di cibo. Alcuni studi trasversali hanno dimostrato un'associazione positiva tra l’IE e un migliore benessere psicologico, come autostima, autocompassione e soddisfazione di vita, nonché un maggiore apprezzamento del corpo. L'IE è associato a una minore tendenza all'alimentazione restrittiva, all'alimentazione emotiva e all'alimentazione incontrollata, con un'associazione inversa tra IE e BMI ed una stabilità del peso nel tempo. Quando il concetto di "cibo cattivo" viene eliminato, spesso scompaiono anche i cicli punitivi di digiuno o di abbuffate, perché le persone sanno che possono accedere al cibo ogni volta che ne hanno bisogno.           

L'approccio inclusivo al peso, noto anche come Health at Every Size (HAES), sostiene che la salute e il benessere possono essere raggiunti indipendentemente dal peso corporeo, enfatizzando comportamenti salutari piuttosto che obiettivi di peso specifici. L'alimentazione intuitiva è componente centrale dell’approccio, basandosi sui segnali interni di fame e sazietà (Cadena-Schlam L et al. 2014) e l’attenzione di questo modello è rivolta soprattutto a migliorare l’accettazione di sé e del proprio corpo.

Ludovica Ragozino e Walter Milano

UOSD per i disturbi dell’Alimentazione ASL Napoli 2 nord

Bibliografia

  1. Kristeller JL, Wolever RQ. Mindfulness-based eating awareness training for treating binge eating disorder: the conceptual foundation. Eat Disord. 2011 Jan-Feb;19(1):49-61. doi: 10.1080/10640266.2011.533605. PMID: 21181579.
  2. Kristeller JL, Hallett CB. An Exploratory Study of a Meditation-based Intervention for Binge Eating Disorder. J Health Psychol. 1999 May;4(3):357-63. doi: 10.1177/135910539900400305. PMID: 22021603.
  3. Cadena-Schlam L, López-Guimerà G. Intuitive eating: an emerging approach to eating behavior. Nutr Hosp. 2014 Oct 3;31(3):995-1002. doi: 10.3305/nh.2015.31.3.7980. 

 

 

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