Il World cancer research fund segnala un legame convincente tra consumo di carne rossa e lavorata e un elevato rischio di cancro del colon-retto. A supporto di ciò, studi epidemiologici indicano un aumento del 17% del rischio di cancro del colon-retto per ogni 100 g di carne rossa consumata. Di conseguenza, le linee guida dietetiche in diversi paesi, tra cui Australia, Norvegia, Francia, Regno Unito e Stati Uniti, raccomandano di limitare l'assunzione di carne rossa a non più di 450 g a settimana e di ridurre al minimo o evitare la carne lavorata.
Le associazioni tra specifici sottotipi di carne rossa e il rischio di cancro del colon-retto sono state studiate in numerosi studi epidemiologici. Già nel 2016 una metanalisi suggeriva che i sottotipi di carne rossa differiscano nella loro associazione e i risultati di quest’ultimo lavoro confermano che il livello di rischio varia proprio a seconda del tipo di carne rossa consumata: la carne di manzo ha dimostrato l'associazione più forte e coerente, seguita da carne di maiale e agnello. Per la carne di manzo e di maiale, gli studi caso-controllo hanno riportato stime di rischio più elevate rispetto agli studi di coorte su tutti i tipi di cancro, evidenziando l'importanza cruciale del disegno dello studio nell'esaminare le relazioni dieta-cancro.
L'aumento del rischio è attribuito a componenti specifici della carne, come i composti N -nitroso (Noc), le ammine aromatiche eterocicliche (Hca) e gli idrocarburi aromatici policiclici (Ipa), formati durante la lavorazione o la cottura ad alta temperatura.
Nuove prove suggeriscono che anche le attività microbiche intestinali possano svolgere un ruolo: la fermentazione microbica delle proteine produce metaboliti potenzialmente dannosi e studi recenti hanno dimostrato cambiamenti significativi nella composizione del microbiota intestinale a seguito del consumo di carne bovina. In particolare, gli studi hanno osservato aumenti delle specie di Clostridium perfringens e diminuzioni di batteri benefici come il genere Bifidobacterium dopo 48 ore di fermentazione proteica da carne bovina cotta.
L'attività fisica può mitigare gli effetti potenzialmente dannosi del consumo di carne bovina attraverso vari percorsi, tra cui una migliore motilità intestinale, una migliore funzione immunitaria e una riduzione dell'infiammazione.
I risultati di quest’ultima meta-analisi sottolineano ancora una volta la natura complessa delle relazioni dieta-cancro, rivelando che l'associazione è modificata da fattori quali attività fisica, modelli alimentari complessivi e potenziali differenze culturali nella preparazione e nella cottura della carne. Sebbene l'eliminazione completa della carne rossa non sia necessaria, questi risultati supportano le attuali linee guida dietetiche che ne raccomandano un consumo limitato.
Silvia Ambrogio
Bibliografia
- Systematic Analysis of the Differential Effects of Red Meat on Colorectal Cancer Risks: A Meta-Analytic Approach. J Gastrointest Cancer. 2025 Aug 7;56(1):170.
- Association between red and processed meat consumption and colorectal cancer risk: a comprehensive meta-analysis of prospective studies. Geroscience. 2025 Jun;47(3):5123-5140.
