Dopo essersi concentrata ad aprile sui focolai di malattie a trasmissione alimentare attribuibili ad alimenti di origine non animale (Anoa), da settembre la campagna si focalizza sugli additivi alimentari.
Parliamo di sostanze aggiunte intenzionalmente ai cibi con precise finalità tecnologiche, quali migliorare la conservazione, l’aspetto o la stabilità del prodotto. La loro sicurezza è garantita da un processo rigoroso: prima di essere autorizzati, sono sottoposti a una severa valutazione da parte dell’Efsa e successivamente approvati dalla Commissione europea.
Solo dopo queste verifiche, entrano a far parte di una “lista positiva” ufficiale. Ogni additivo deve essere indicato in etichetta tramite una sigla composta dalla lettera E seguita da un numero. Le loro funzioni sono diverse: per esempio, i coloranti rientrano nella fascia E 100 - E 199, mentre i conservanti in quella E 200 - E 299. Alcuni, come la Vitamina C (E 300) e la pectina (E 440), sono di origine naturale.
Camilla Smeraldi, tossicologa presso l’Efsa, sottolinea che “tutti gli additivi alimentari sono sottoposti a valutazione per accertare che possano essere consumati in sicurezza”. A livello nazionale, il rispetto delle norme europee è verificato dal Ministero della Salute attraverso il Piano nazionale additivi alimentari (2020-2024), che prevede controlli su circa 1.840 campioni l’anno, con una percentuale media di non conformità pari solo all’1,16%.
Impatto della campagna
La campagna Safe2Eat, che nel 2024 ha coinvolto oltre 50 milioni di europei continuerà fino a metà novembre. Secondo un'indagine Ipsos, il 40 % delle persone coinvolte nella campagna ora tiene attivamente conto della sicurezza alimentare quando fa acquisti. “Questo dato conferma che, indipendentemente da fattori come sapore o costo, gli europei possono fidarsi del fatto che il cibo sulla loro tavola soddisfa alcuni degli standard di sicurezza più elevati al mondo”, conclude Efsa in
una nota.
