L'autore inizia il suo racconto da un'esperienza personale: nella primavera dei suoi sessant'anni ha scelto di sottrarre invece che aggiungere, intraprendendo un digiuno volontario di sette giorni. L'opera va ben oltre la semplice astensione dal cibo, presentandola come un potente mezzo di crescita personale. Se praticato in modo informato e limitato nel tempo, il digiuno può aiutarci a distaccarci dai modelli di vita consumistici e a ripensare il nostro posto nel mondo.
Oakes evidenzia come il digiuno rappresenti una rottura culturale, sfidando la routine quotidiana scandita dai pasti. Un atto apparentemente semplice può trasformarsi in una forma non violenta di dissenso, come dimostrano esempi storici. Il libro copre anche le ragioni della popolarità più recente del digiuno, legate alla perdita di peso, alla disintossicazione e a una migliore conoscenza di sé. Parallelamente, ne esplora la lunga storia come strumento di purificazione e ascesi religiosa, praticato in confessioni diverse. Il libro è un'esplorazione ricca e sfaccettata del significato del digiuno attraverso storia, scienza e filosofia.
