Allergie alimentari: cruciale il microbiota nel primo mese di vita

07 Febbraio 2025

La composizione del microbiota intestinale presente nel primo mese di vita di un bambino è un forte predittore dello sviluppo di sensibilizzazioni e allergie alimentari, in particolare all'uovo, fino a sette anni dopo. Queste le conclusioni di uno studio condotto dal Riken Center for Integrative Medical Sciences di Wako, in Giappone e pubblicato di recente sul Journal of allergy and clinical immunology.

I bambini di 1 mese presentavano tre enterotipi principali: dominante in Bacteroides, dominante in Klebsiella e dominante in Bifidobacterium. Lo studio ha misurato i livelli di IgE specifiche per latte, arachidi, albume d'uovo e grano nel sangue dei bambini nel corso di sette anni.

L'enterotipo dominante in Bifidobacterium, caratterizzato anche dalle più elevate concentrazioni fecali di propionato, era associato ai rischi più bassi di sviluppare sensibilizzazione e allergia all'albume d'uovo.

Due i principali fattori identificati in grado di influenzare la composizione del microbiota infantile nel primo mese di vita. Da un lato, il tipo di parto: i bambini nati con parto naturale avevano una maggiore probabilità di avere microbiota di tipo 3, soprattutto se allattati al seno per periodi relativamente brevi. Dall’altro, l’allattamento al seno: un minor ricorso, è stato collegato al tipo 3, l’allattamento per un tempo più lungo al tipo 1. Un microbiota di tipo 2 è risultato dominante in caso di taglio cesareo e allattamento al seno limitato.

 Così gli Autori: “Abbiamo condotto questo studio nella speranza che una migliore comprensione del microbiota intestinale neonatale possa aiutare a generare strategie di prevenzione delle allergie. Abbiamo scoperto che tipologie diverse di popolazioni microbiche intestinali sono correlate ad altrettante diversità nei livelli sierici di IgE specifici per gli allergeni alimentari e che l'intervento con probiotici, in particolare Bifidobacterium, durante l'infanzia potrebbe aiutare a prevenire le successive allergie alimentari, soprattutto nei bambini più a rischio. Sono necessarie ulteriori ricerche per confermare questi risultati e sviluppare strategie di intervento mirate”.

Nicola Miglino

 

 

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