P.ssa Daglia, qual è il razionale scientifico che vi ha portato a studiare l’effetto di Hippophae rhamnoides nella stipsi?
Il razionale nasce da alcune evidenze precliniche sull’animale che dimostravano il suo effetto procinetico e dalla volontà di chiarirne i meccanismi d’azione. Pertanto, in un nostro studio precedente, partendo dal fatto che la stipsi è una condizione multifattoriale caratterizzata da disbiosi del microbiota intestinale, ridotta produzione di acidi grassi a corta catena - Scfa - e aumento dello stress ossidativo, abbiamo dimostrato che l’estratto è in grado di aumentare la produzione di Scfa da parte del microbiota e di incrementare l’espressione di Aquaporin-3, una proteina chiave nel trasporto dell’acqua a livello del colon, suggerendo un possibile effetto combinato sulla funzionalità e composizione del microbiota intestinale, sull’idratazione delle feci e sulla motilità intestinale.
Sulla base di queste evidenze precliniche è stato progettato e condotto uno studio clinico randomizzato per verificare se tali effetti potessero tradursi in un beneficio reale nei soggetti con stipsi cronica idiopatica. Nel trial clinico, la somministrazione dell’estratto di frutti di H. rhamnoides ha determinato un aumento significativo della frequenza delle evacuazioni spontanee complete, un miglioramento della consistenza delle feci e una riduzione dei sintomi gastrointestinali, senza effetti avversi o effetti collaterali rilevanti.
Pertanto, il razionale complessivo dello studio si basa su un approccio traslazionale: dalle evidenze precliniche, che suggeriscono un’azione su microbiota, metabolismo degli Scfa e trasporto dell’acqua intestinale, alla conferma clinica dell’efficacia dell’estratto come possibile strategia non farmacologica e sicura per il trattamento della stipsi.
Quali risultati ritenete più clinicamente rilevanti tra quelli osservati, in particolare sull’aumento delle evacuazioni e sulla consistenza?
I risultati di questo studio clinico randomizzato che vanno da un aumento del numero di evacuazioni e dalla normalizzazione della consistenza delle feci, alla riduzione di alcuni sintomi tipici della costipazione, possono essere considerati tutti interessanti, in quanto indicano che l’estratto di frutti di olivello spinoso svolgono un’azione di regolarizzazione della funzione intestinale.
In particolare, si è osservato un incremento significativo delle evacuazioni spontanee complete a settimana che sono passate in media da 1-2 evacuazioni/settimana nel gruppo trattato con placebo a 2-3 evacuazioni/settimana nel gruppo trattato con Hippophae rhamnoides dopo 4 settimane di trattamento alla dose di 500 mg di estratto al giorno. Parallelamente, si è evidenziato un miglioramento della consistenza delle feci, valutata mediante la scala di Bristol con un passaggio da 1.4 ± 0.5 - feci dure, tipiche della stipsi - a 3.5 ± 1.0, feci di consistenza normale, nel gruppo trattato.
A questi risultati si associa anche una riduzione significativa dei sintomi tipici della stipsi, tra cui, gonfiore, distensione addominale senso di pesantezza, dolore addominale. Nel complesso, tutti questi risultati dimostrano sia l’effetto di normalizzazione della funzione intestinale sia il miglioramento sintomatologico, senza effetti avversi o collaterali.
Come si confronta questo estratto vegetale con i lassativi tradizionali in termini di efficacia e sicurezza?
L'estratto studiato è un rimedio naturale sicuro in quanto ottenuto dal frutto di olivello spinoso che è tradizionalmente impiegato come alimento di uso corrente per la preparazione di confetture succhi, sciroppi ma anche salse e condimenti. Il nostro studio ha dimostrato che questo estratto è efficace per contrastare la costipazione nell'uomo e, a differenza dei comuni lassativi vegetali, agisce in modo più delicato e rigenerativo per la mucosa intestinale.
Mentre molti lassativi vegetali in commercio agiscono per irritazione della mucosa, l'olivello spinoso ricco di acidi grassi svolge azione lubrificante e idratante. Inoltre, attraverso la modulazione dell’espressione delle acquaporine, che trasportano l'acqua nell'intestino, l’estratto promuove una peristalsi naturale simile a quella dei lassativi osmotici. Infine, le fibre e i polisaccaridi presenti nell'estratto favoriscono la crescita della microflora eubiotica e la produzione di acidi grassi a catena corta, con effetto trofico sulla barriera intestinale.
Avete ipotesi sui meccanismi d’azione principali, ad esempio sul ruolo del microbiota intestinale?
Gli studi preclinici suggeriscono che l’estratto di Hippophae rhamnoides agisce attraverso diversi meccanismi complementari, tra cui un ruolo chiave è svolto sia dalla modulazione del microbiota intestinale. Innanzitutto, è importante considerare che nei soggetti affetti da stipsi funzionale è frequentemente presente una condizione di disbiosi, caratterizzata da alterazioni nella composizione e nella funzionalità del microbiota intestinale, con conseguente ridotta produzione di acidi grassi a corta catena, molecole fondamentali per il mantenimento della motilità intestinale e dell’omeostasi colica.
Nel modello preclinico in vitro, questo aspetto è stato direttamente investigato utilizzando microbiota intestinale isolato sia da soggetti sani sia da soggetti costipati. I risultati hanno mostrato che il trattamento con l’estratto di frutti di H. rhamnoides determina un aumento significativo della produzione di Scfa anche nel microbiota proveniente da soggetti costipati. Questo dato è particolarmente rilevante, poiché suggerisce che l’estratto non si limita a fornire substrati fermentabili, ma è in grado di migliorare la funzionalità metabolica del microbiota e, indirettamente, di modularne la composizione.
Quali sono i limiti principali dello studio e quali ulteriori ricerche sono necessarie prima di raccomandarne l’uso su larga scala?
I principali limiti dello studio riguardano il disegno monocentrico, che può ridurre l’estendibilità dei risultati ad altre popolazioni con differenti caratteristiche demografiche e stili di vita. Inoltre, la durata relativamente breve dell’intervento, pari a 28 giorni, sebbene adeguata secondo le linee guida Efsa per la valutazione della funzione intestinale, non consente di trarre conclusioni sull’efficacia a lungo termine del trattamento.
In quali categorie di pazienti vedete il maggiore potenziale di utilizzo di questo trattamento?
Il maggiore potenziale di utilizzo dell’estratto di Hippophae rhamnoides emerge nei pazienti affetti da stipsi cronica idiopatica, che rappresenta un sottotipo di stipsi funzionale. Si tratta di una condizione caratterizzata da sintomi quali evacuazioni infrequenti o difficoltose, feci dure o grumose e sensazione di evacuazione incompleta, in assenza di anomalie anatomiche o patologie sistemiche sottostanti. Essa è principalmente associata a fattori come abitudini alimentari scorrette, stress psicologico e alterazioni del microbiota intestinale.
Alla luce di questa definizione, i pazienti che possono trarre maggiore beneficio dal trattamento sono quelli con stipsi funzionale non complicata, in particolare soggetti adulti con ridotta frequenza evacuativa, ovvero meno di 3 evacuazioni/settimana, alterata consistenza delle feci e sintomi associati come gonfiore, distensione addominale e dolore. Lo studio dimostra infatti che in questa popolazione l’estratto è in grado di migliorare significativamente sia la frequenza delle evacuazioni sia la consistenza delle feci, oltre a ridurre alcuni sintomi gastrointestinali.
Inoltre, considerando che la stipsi funzionale è spesso legata a disbiosi e alterata funzionalità intestinale piuttosto che a cause organiche, l’azione multifattoriale dell’estratto, che include modulazione del microbiota e regolazione del trasporto di acqua intestinale, lo rende particolarmente adatto a questa categoria di pazienti.
Pertanto, il trattamento appare più indicato in soggetti con stipsi cronica idiopatica lieve-moderata, soprattutto quando si ricerca un approccio non farmacologico e ben tollerato, mentre il suo utilizzo in forme secondarie o associate a patologie organiche richiederebbe ulteriori evidenze.
Nicola Miglino
