-->

Discomfort oculare: la malattia dell’occhio secco

11 Maggio 2025

La malattia dell’occhio secco (Dry Eye Disease, DED) è un disturbo complesso della superficie oculare, caratterizzato principalmente da instabilità del film lacrimale, infiammazione, iperosmolarità lacrimale e danneggiamento epiteliale. Affligge dal 5% al 30% dei soggetti al di sopra dei 50 anni, influenzando negativamente la loro qualità della vita, inducendo sintomi quali visione offuscata e irritazione.

La classificazione della DED include due principali sottotipi, che spesso coesistono nello stesso quadro clinico, caratterizzati da una minore produzione di lacrime (DED da deficit acquoso) o da un aumento della loro evaporazione (DED evaporativa). Quest’ultima forma è tipicamente associata a disfunzione delle ghiandole di Meibomio, che consiste in un’alterazione qualitativa/quantitativa dei lipidi prodotti da queste ghiandole, essenziali per prevenire l’evaporazione eccessiva del film lacrimale.
Sia la bassa produzione sia l’elevata evaporazione delle lacrime portano a iperosmolarità e conseguente infiammazione, provocando danni epiteliali corneo-congiuntivali e perdita di cellule caliciformi. L’instabilità risultante del film lacrimale amplifica l’iperosmolarità delle lacrime, mantenendo così il circolo vizioso della DED. In questo scenario lo stress ossidativo riveste un ruolo fondamentale sia nello scatenare la malattia sia nel mantenerla, agendo come diretto responsabile nel danno epiteliale, nell’iperosmolarità lacrimale e nell’attivare la risposta infiammatoria.
Il controllo dello stress ossidativo, attraverso l’assunzione di antiossidanti nella dieta o tramite supplementazione, potrebbe rappresentare un approccio terapeutico per mitigare alcuni sintomi e meccanismi patologici associati alla DED. Le linee guida stilate dal Sottocomitato Definizione e Classificazione del secondo Seminario sull’occhio secco della Tear Film and Ocular Surface Society (Società di dacriologia e superficie oculare), TFOS DEWSII, per la gestione del dry eye identificano nelle modificazioni dietetiche uno strumento da considerare nel trattamento della patologia. Fra le altre, il mantenimento di un accurato stato di idratazione, l’assunzione di lattoferrina e l’utilizzo di antiossidanti hanno mostrato di essere in grado di ridurne segni e sintomi.
Una recente revisione Cochrane ha mostrato, inoltre, come l’assunzione orale di acidi grassi omega-3 sia efficace, se somministrata contestualmente alle terapie standard per il dry eye, a migliorare i sintomi legati alla malattia. Ulteriori evidenze mostrano inoltre effetti benefici derivanti dall’assunzione di sostanze quali vitamina A, B12, C, D, selenio, curcumina e flavonoidi.
La lattoferrina è presente fisiologicamente nel film lacrimale ed è secreta principalmente dalla ghiandola lacrimale principale e dalle ghiandole di Meibomio. È una molecola di circa 80 kDa appartenente alla famiglia delle transferrine, ed è caratterizzata da due lobi flessibili uniti da un ponte peptidico, ognuno capace di chelare uno ione ferrico, formando così complessi bi-ferrici. Nel film lacrimale, la lattoferrina espleta funzioni antinfiammatorie, antiossidanti e antimicrobiche.
L’attività antinfiammatoria è mediata dalla modulazione dell’immunità e dall’influenza sulla cascata delle citochine, risultando in una riduzione dell’infiammazione. La capacità di sequestrare il ferro collega le funzioni antiossidanti e antimicrobiche, impedendo la formazione di radicali idrossilici in condizioni infiammatorie e di infezione. Il ferro, essenziale per la proliferazione batterica, sottratto dalla lattoferrina limita la sopravvivenza dei microbi e inibisce la formazione di biofilm, proteggendo così da colonizzazioni microbiche.
La lattoferrina costituisce circa il 25% delle proteine lacrimali con concentrazioni medie di 1,42 mg/mL nei soggetti sani. Tale livello cala con la chiusura prolungata delle palpebre durante il riposo, aumentando invece la suscettibilità alle infezioni in presenza di invecchiamento e patologie come l’occhio secco, la cheratite e la congiuntivite. L’importanza della lattoferrina come agente protettivo della superficie oculare è riconosciuta, ma la sua diminuzione legata all’età e a malattie ha portato a tentativi non ancora fruttuosi di reintegrazione nella lacrima, data la mancanza di terapie topiche. Si è notato però che la supplementazione orale di lattoferrina può attenuare i sintomi dell’occhio secco post-chirurgia della cataratta. Sono in atto numerosi studi per valutare la sua integrazione con diverse tecnologie di delivery.


Gianluca Scuderi, Maria Chiara Di Pippo, Dipartimento Neuroscienze, Salute Mentale e Organi di Senso, NESMO, Università Sapienza, Roma
Bibliografia disponibile su richiesta

Top
Questo sito utilizza i cookies, che consentono di ottimizzarne le prestazioni e di offrire una migliore esperienza all'utente. More details…