Tutte queste malattie sono caratterizzate da un danno vascolare a livello del microcircolo; la retina, conseguentemente alle caratteristiche della sua struttura vascolare, ne risulta quindi particolarmente colpita.
La retinopatia diabetica (RD) rappresenta una delle complicanze più frequenti e altamente invalidanti del diabete mellito, essa è caratterizzata dalla degenerazione dei neuroni retinici e dalla neoangiogenesi. Attualmente, i principali trattamenti per la RD includono la fotocoagulazione laser, la chirurgia vitreoretinica o l’iniezione intravitreale di farmaci che mirano al fattore di crescita endoteliale vascolare. Tuttavia, queste terapie agiscono prevalentemente negli stadi avanzati della RD, presentano un’efficacia a breve termine e possono causare effetti collaterali.
Nel contesto di una ricerca di opzioni terapeutiche alternative, l’impiego di nutraceutici nelle fasi iniziali della RD potrebbe rappresentare un’opzione promettente, agendo a monte della malattia e prevenendone la progressione (figura 1).
In particolare, studi in vitro e in vivo hanno rivelato che le proprietà antiossidanti e anti-infiammatorie di alcuni nutraceutici potrebbero inibire i meccanismi molecolari indotti dal diabete alle basi della RD, riducendo sia i danni neurali sia quelli vascolari tipici della patologia. In particolare, hanno mostrato effetti promettenti la vitamina D, la vitamina E, luteina e glutatione, nutraceutici con un potenziale antiossidante e antinfiammatorio particolarmente sviluppato. Inoltre, trovano ovviamente applicazione in questo ambito quei nutraceutici che hanno effetto sul microcircolo e sulla rete vascolare, tra cui il resveratrolo, l’astaxantina e i flavonoidi.
Altre ricerche hanno evidenziato come l’incremento nell’assunzione di quercetina e miricetina si associ a una riduzione significativa del rischio di insorgenza del diabete mellito di tipo 2. Parallelamente, l’analisi dell’impatto delle catechine del tè verde, con o senza caffeina, ha dimostrato, in uno studio coinvolgente 1584 individui, una marcata diminuzione della glicemia a digiuno, senza che si registrassero effetti apprezzabili su altri marcatori quali l’insulina a digiuno, l’emoglobina glicata (HbA1c) e l’indice di resistenza insulinica. Inoltre, ricerche focalizzate su specifiche combinazioni di flavonoidi hanno rivelato un’efficace preservazione della sensibilità retinica nei pazienti affetti da edema maculare diabetico.
Un’indagine in particolare ha messo in luce come una dieta abbondante in flavonoidi possa contribuire a una diminuzione del 30% nel rischio di sviluppare la retinopatia diabetica, associata a una riduzione dei livelli di proteina C-reattiva, HbA1C e glucosio nel sangue. È stato altresì dimostrato che il consumo costante di tè verde per almeno un anno si traduce in un dimezzamento del rischio di DR. Tuttavia, è importante sottolineare che la maggior parte degli studi sui nutraceutici è stata condotta su modelli animali e che la bassa biodisponibilità di molti di questi composti rappresenta un problema da non sottovalutare. Ulteriori ricercheNO e studi clinici sono necessari per valutare l’efficacia e la sicurezza dell’uso di nutraceutici nella gestione della RD nell’uomo.
Nonostante queste limitazioni, il potenziale dei nutraceutici nell’ambito della prevenzione e del trattamento precoce della RD rimane un campo di studio estremamente promettente e meritevole di ulteriori indagini.
Gianluca Scuderi, Maria Chiara Di Pippo, Dipartimento Neuroscienze, Salute Mentale e Organi di Senso, NESMO, Università Sapienza, Roma
Bibliografia disponibile su richiesta
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Patologie oculari correlate a disordini metabolici: la retinopatia diabetica
Ad oggi, i disordini metabolici e, in particolare, le patologie oculari ad esse correlate, rappresentano una porzione importante delle cause di ipovisione a livello mondiale. L’aumento dell’età media della popolazione e l’utilizzo di abitudini alimentari errate hanno portato a un aumento di incidenza di patologie quali il diabete e l’ipertensione arteriosa, e di condizioni quali l’ipercolesterolemia e l’ipetrigliceridemia.

