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Modulazione dei fenomeni infiammatori: gli acidi grassi

16 Luglio 2025

Omega-3 e infiammazione: una dieta equilibrata e l’assunzione mirata di integratori possono essere fondamentali nel contrastare i processi infiammatori. Gli omega-3, facenti parte della categoria degli acidi grassi polinsaturi (PUFA), giocano un ruolo essenziale in questo contesto.

Grazie alla loro funzione strutturale nelle membrane cellulari e alla loro azione come precursori di fattori pro-infiammatori, gli omega-3 contribuiscono a ridurre il contenuto di acido arachidonico nelle membrane, responsabile proprio dell’infiammazione.
Nel corso degli anni, le variazioni nel regime alimentare hanno portato a un notevole aumento del consumo di acidi grassi saturi e polinsaturi (PUFA) omega-6, con una contemporanea riduzione dell’apporto di PUFA omega-3. Nella dieta occidentale tipica, il consumo di PUFA omega-6 (infiammatori) è venti volte superiore a quello di PUFA omega-3, contribuendo così al rilascio aumentato di metaboliti pro-infiammatori dell’acido arachidonico. Numerose prove scientifiche indicano che le modifiche nella dieta possono influenzare l’invecchiamento, la gravità delle patologie dermatologiche e ridurne la prevalenza e l’incidenza, soprattutto intervenendo sullo stato infiammatorio del paziente.
La funzione cutanea è strettamente correlata alla funzionalità della membrana cellulare, influenzata a livello molecolare dalla composizione dei fosfolipidi e degli acidi grassi che ne determinano la permeabilità e la fluidità. Due famiglie di PUFA essenziali devono essere introdotte attraverso la dieta: gli omega-3 (acido alfa-linolenico ed EPA) presenti negli oli vegetali. Una dieta ricca di questi alimenti può prevenire i processi infiammatori e, di conseguenza, le patologie cutanee associate, come dermatiti e invecchiamento cutaneo. EPA e DHA inibiscono la sintesi di eicosanoidi da parte dell’acido arachidonico e la produzione di citochine, riducendo la risposta infiammatoria.
Attraverso la lipidomica, è possibile analizzare gli acidi grassi nei fosfolipidi di membrana e bilanciare le componenti sature ed insature, fornendo uno snapshot dello stato di un individuo in base a diversi fattori (metabolism, familiarità, stress, dieta, ecc).
Questa metodica diagnostica molecolare ha individuato profili lipidomici per patologie dermatologiche come dermatite atopica, dermatite seborroica, psoriasi e invecchiamento cutaneo. I profili lipidomici consentono di identificare squilibri nella membrana in base ai tipi di acidi grassi presenti in eccesso o in difetto, nonché uno scompenso tra le diverse famiglie di acidi grassi (saturi vs. monoinsaturi, omega-6 vs. omega-3).
In base alla normativa della Comunità Europea sui claim salutistici degli integratori alimentari e cibi funzionali attiva dal luglio 2007 (Regolamento UE n. 1924/2006), l’integrazione nutraceutica di acidi grassi deve considerare importanti fattori, tra cui la scelta dei principi attivi basata su acquisizioni scientifiche e la biodisponibilità dei composti polinsaturi associati a protezione antiossidante.
L’intervento nutraceutico, supportato dalla lipidomica, non si basa solo sulla scelta degli ingredienti per il loro meccanismo d’azione noto ma anche sulla loro capacità specifica di ristabilire l’equilibrio del profilo di membrana.

Invecchiamento cutaneo e acidi grassi trans: L’invecchiamento cutaneo è un processo complesso influenzato da diversi fattori, soprattutto processi ossidativi e infiammatori.
La permeabilità e fluidità delle membrane cellulari riflettono le proprietà di resistenza della pelle, e gli acidi grassi polinsaturi sono essenziali per la sua funzionalità. Questi acidi grassi sono suscettibili alla degradazione da parte dei radicali liberi e dei processi ossidativi. La pelle dispone di sostanze antiossidanti per preservare la sua composizione lipidica. Il corretto funzionamento dei sistemi di controllo è cruciale per il metabolismo cellulare e l’invecchiamento cutaneo. I radicali liberi possono innescare processi a catena, causando danni in presenza o assenza di ossigeno. Lo stress ossidativo comporta la formazione di Reactive Oxygen Species (ROS), coinvolte in reazioni radicaliche che influenzano acidi nucleici, proteine, zuccheri e lipidi. La perossidazione lipidica è una degradazione che porta alla formazione di lipoperossidi, impoverendo la membrana dei lipidi polinsaturi. Recenti ricerche hanno evidenziato che le specie radicaliche centrate sull’atomo di zolfo (Reactive Sulfur Species, RSS) possono danneggiare la struttura lipidica in modo più silente delle ROS. Possono attaccare i lipidi insaturi, trasformando la geometria da cis a trans. I prodotti risultanti, i lipidi trans, sono noti per le loro attività biologiche dannose, incluso l’indurre inibizioni enzimatiche e l’apoptosi.
L’analisi lipidomica dell’invecchiamento cellulare ha rivelato un profilo caratterizzato da un deficit di acidi grassi monoinsaturi (MUFA) e un eccesso di acidi grassi saturi (SFA), acido linoleico, acido arachidonico e acidi grassi insaturi trans. L’evidenza di una correlazione tra invecchiamento e deterioramento delle biomolecole ha portato allo sviluppo di una nutraceutica mirata, con l’obiettivo di contrastare lo stress ossidativo e colmare i deficit nutrizionali.





Mariuccia Bucci, Dipartimento di NutriDermatologia ISPLAD - International-Italian Society of Plastic, Regenerative and Oncology Dermatology, Milano
Bibliografia disponibile su richiesta


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