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Calcolosi renale: utilità di sostanze e composti naturali

13 Ottobre 2025

Durante la recente conferenza Experts in Stone Disease (ESD), che ha riunito a Bucarest numerosi specialisti internazionali, si è discusso non solo di eziopatogenesi e opzioni di trattamento chirurgico e farmacologico tradizionali, ma anche dell’uso di sostanze e composti naturali, area di crescente interesse per la gestione metabolica della malattia litiasica.

La formazione dei calcoli renali è una condizione molto diffusa e incline alla recidiva, sulla quale dieta e stile di vita esercitano un impatto significativo. La prevenzione delle recidive e la gestione dei frammenti residui richiedono quindi strategie complementari che includano l'uso di molecole naturali o derivate, capaci di agire come potenti inibitori della cristallizzazione.

Tra le opzioni più consolidate e raccomandate, vi sono i sali di citrato alcalino, in particolare il citrato di potassio, ampiamente impiegato per la gestione dei calcoli di ossalato di calcio associati a ipocitraturia, ipercalciuria, iperossaluria o acidosi tubulare renale distale (Drta), oltre che nel trattamento dei calcoli di acido urico e di cistina.

Nella cistinuria l'obiettivo è aumentare la solubilità della cistina e mantenere il pH urinario tra 7 e 7,5. Pur essendo efficace, l'aderenza al trattamento può essere limitata da effetti collaterali come nausea, diarrea e distensione addominale. Nei pazienti con insufficienza renale cronica o in terapia con farmaci risparmiatori di potassio è necessario monitorare gli elettroliti per prevenire l'iperkaliemia. Un rischio aggiuntivo è l’alcalinizzazione eccessiva (pH ≥ 7,5), che può favorire la formazione di calcoli di fosfato di calcio.

Il Myo-inositolo esachisfosfato (fitato), presente in semi, legumi, frutta secca e cereali integrali, dispone di solide evidenze epidemiologiche: un ampio studio prospettico ha mostrato che un maggiore apporto di fitato riduce significativamente il rischio di calcoli renali sintomatici. Dati sperimentali suggeriscono un'interazione sinergica con il magnesio, che ne potenzia l’effetto inibitorio sulla cristallizzazione. Il fitato (300-400 mg ogni 12 ore) è stato inoltre studiato come inibitore del riassorbimento osseo e per ridurre l'ipercalciuria nei pazienti con Drta incompleta.

La teobromina, dimetilxantina abbondante nel cacao, si è dimostrata efficace nell'inibire la cristallizzazione dell'acido urico. Strutturalmente simile a quest’ultimo, si integra nei cristalli in formazione modificandone la morfologia e rallentandone la crescita. I suoi metaboliti principali (7-metilxantina, 3-metilxantina e acido 3,7-dimetilurico) mantengono attività inibitoria. È stata proposta la co-somministrazione di teobromina con agenti alcalinizzanti (come il citrato di potassio) per ottimizzare la solubilità dell’acido urico, consentendo dosaggi minori di citrato.

I calcoli di struvite (fosfato di ammonio e magnesio esaidrato) derivano da infezioni urinarie da microrganismi produttori di ureasi. Il trattamento richiede misure specifiche, tra cui l'acidificazione urinaria per mantenere un pH < 6,2; in questo contesto la L-metionina si è rivelata efficace nel ridurre fisiologicamente il pH urinario e la sovrasaturazione della struvite.

Alcune strategie nutrizionali rappresentano una componente essenziale del trattamento, fondate sulla conoscenza della chimica urinaria e sulla riduzione del rischio di formazione dei cristalli. È fondamentale incrementare l'assunzione di liquidi per ottenere un'adeguata diluizione urinaria e mantenere un corretto apporto di calcio alimentare, riducendo al contempo il sodio. Si raccomanda di limitare proteine animali e alimenti ricchi di ossalato, e di favorire l’assunzione di citrato, anche tramite agrumi. È inoltre opportuno evitare eccessi di vitamina C e zuccheri, promuovendo un regime alimentare equilibrato e ricco di vegetali.

La ricerca moderna riconosce infine il ruolo del microbiota urinario e intestinale come fattore patogenetico e modulatore del rischio di calcolosi. Le terapie emergenti puntano su approcci mirati, come probiotici o batteri specifici, tra cui Oxalobacter formigenes, in grado di degradare l’ossalato e ridurre i livelli urinari.

Silvia Ambrogio

Bibliografia

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