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Cottage cheese: processo, composizione e promesse nutrizionali

16 Giugno 2025

Il cottage cheese, formaggio fresco ottenuto per coagulazione acida del latte scremato, è spesso confuso con la ricotta, che invece deriva dal riscaldamento del siero residuo dalla caseificazione. Nel processo, la cagliata viene tagliata, cotta a temperature moderate (47-56°C), il siero drenato e la cagliata sottoposta a lavaggio e raffreddamento. Questo lavaggio è cruciale perché rimuove una parte significativa del lattosio residuo, ma rispetto a molti formaggi stagionati, mantiene un livello di carboidrati (principalmente lattosio) relativamente più alto, rendendolo meno adatto per i consumatori con grave intolleranza al lattosio.

La fase finale prevede l'aggiunta di un "dressing", che può contenere panna e sale, influenzando il sapore, la consistenza, il contenuto di grassi e il pH finale del prodotto. La composizione minerale è influenzata anche da specifiche pratiche produttive come la dimensione della cagliata, l'aggiunta di cloruro di calcio e il numero di lavaggi.

Sebbene questo formaggio sia promosso per la sua elevata densità proteica e il presunto ruolo nel supportare la massa magra e il controllo del peso, le evidenze cliniche a supporto di questi effetti restano limitate e frammentarie.

Gli studi di intervento umano disponibili si concentrano principalmente su tre ambiti: biodisponibilità dei nutrienti, salute metabolica e regolazione dell'appetito. In termini di biodisponibilità, uno studio ha mostrato una maggiore disponibilità postprandiale di aminoacidi dal cottage cheese rispetto al latte, ma inferiore rispetto a un pasto contenente latte e uova. Altri lavori hanno osservato la cinetica degli aminoacidi deaminati o la risposta insulinica differenziale, in particolare in donne in post-menopausa, dove il cottage cheese ha indotto un picco insulinico superiore rispetto a manzo e isolato di soia. Tuttavia, questi studi sono spesso limitati da piccoli campioni, assenza di randomizzazione e metodi obsoleti.

Sul piano metabolico, studi condotti su soggetti sani e diabetici non trattati hanno riportato una risposta insulinica acuta maggiore rispetto ad altre fonti proteiche. Questo potrebbe essere un vantaggio in contesti anabolici, ma rappresentare un rischio per soggetti con insulino-resistenza. Mancano dati su endpoint clinici di lungo termine come lipidi plasmatici o pressione arteriosa, rendendo difficile una valutazione complessiva del rischio cardiometabolico.

Per quanto riguarda l’appetito e l’apporto energetico, i risultati sono contrastanti. Uno studio su donne attive non ha evidenziato differenze significative nella sazietà rispetto a un supplemento liquido di caseina o a un placebo. Un altro studio ha confrontato il cottage cheese con un’omelette, riscontrando variazioni nei marcatori postprandiali (insulina, GIP, urea), ma senza impatto rilevante sulla sazietà o l’introito alimentare successivo. L’ipotesi che l’elevato contenuto di caseina favorisca un prolungato senso di pienezza non è attualmente confermata da evidenze solide.

Infine, aree quali l’impatto sulla composizione corporea, la salute gastrointestinale o la funzione del microbiota restano inesplorate a livello clinico, nonostante indicazioni preliminari in vitro. La potenziale efficacia del cottage cheese come veicolo per probiotici e bioattivi richiede studi in vivo per essere validata.

In conclusione, il cottage cheese rappresenta un alimento interessante dal punto di vista nutrizionale, ma la scarsità di studi clinici di alta qualità ne limita l’applicazione in contesto terapeutico.

Silvia Ambrogio

Bibliografia

  • Cottage cheese, a relatively underexplored cultured dairy product with potential health benefits? Crit Rev Food Sci Nutr. 2025 Apr 6:1-11.
  • Production and evaluation of novel functional cream cottage cheese fortified with bovine colostrum and probiotic bacteria. J Food Sci Technol. 2024 Aug;61(8):1457-1469.
  • The satiating effects of eggs or cottage cheese are similar in healthy subjects despite differences in postprandial kinetics. Appetite. 2015 90:136–43. 

 

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